giovedì 10 aprile 2008

A fondo perduto


A FONDO PERDUTO


di Sigfrido Ranucci


In onda domenica 30 marzo 2008 ore 21.30


società


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Qual è la pietra più preziosa? Il diamante direste voi, sbagliato! E' quella posta in Calabria, vicino a Crotone.


SIGFRIDO RANUCCI

Qui c'era la pietra, la famosa pietra…?


INVESTIGATORE GUARDIA DI FINANZA

Si, definita "pietra preziosa" perché…


SIGFRIDO RANUCCI

Quanto è costata allo Stato italiano?


INVESTIGATORE GUARDIA DI FINANZA

E' costata allo Stato italiano 6 milioni di euro.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Qui a Cutro, nel 2001 lo Stato mette sul piatto 120 milioni di euro per creare un centro industriale per 350 posti di lavoro. Si presenta un imprenditore Paolo Paparoni che con la Proema, avrebbe dovuto costruire un impianto per ricambi di auto e avrebbe dovuto impiegare 250 operai. Ma dopo aver ricevuto dallo Stato 6 milioni di euro, pone la prima pietra e sparisce. La guardia di finanza di Catanzaro allora lo va a cercare a Torino, dove Paparoni aveva dato la sua residenza.


LUCA CHIANCA

Cercavo il signor Paolo Paparoni.


UOMO 1

Di Idea Solidale?


LUCA CHIANCA

No.


UOMO 1

Allora provi a suonare lì.


LUCA CHIANCA

Buongiorno!


DONNA 1

Buongiorno.


LUCA CHIANCA

Senta io cercavo Paolo Paparoni.


DONNA 1

E chi è?


LUCA CHIANCA

Perché qui che cosa c'è in realtà?


DONNA 1

Noi siamo un centro servizi per il volontariato. Ma cosa c'entra con questo Paparoni?


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Paparoni, aveva fornito una residenza falsa ed era scappato in Brasile. Nessuno aveva controllato, né la banca concessionaria, né il Ministero della Attività Produttive. L'unica traccia è su you tube, in un filmato, dove s'intravede mentre gareggia in Sud America a bordo di una vecchia 600 e si diverte probabilmente a spese nostre.   


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Allora, nel 1992 muore la Cassa per il mezzogiorno perché prosciugava risorse pubbliche  senza portare sviluppo al sud. Al suo posto nascono altri strumenti. Il più importante è la legge 488, che attraverso il Ministero per lo Sviluppo Economico dà aiuti alle imprese italiane a fondo perduto. Ad oggi sono stati deliberati 80 miliardi di euro: una parte provengono dalle nostre tasche, una parte da quelle dell'Unione Europea. L'obiettivo è sempre lo stesso, portare aiuto alle zone depresse. Ad oggi chi ha incassato di più è il gruppo Fiat con 200 milioni di euro, poi l'Enel 82 milioni, l'Eni 98, la Telecom 65, Vodafone 23, H3g 9, Rai Way 8, Air One 3, Parmalat e Parmatour altri 3 questo tanto per citare le più famose. Al sud però purtroppo c'è anche il più alto tasso di natalità e mortalità delle imprese, ovvero nascono e muoiono nel lasso di tempo che necessario per completare la pratica che serve per incassare il contributo. Ma come fa lo Stato a dare soldi su un progetto che poi non verrà completato? L'inchiesta è di Sigfrido Ranucci.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Porto di Gioia Tauro, di notte le luci fanno pensare ad un'intensa attività industriale che coinvolge tutta l'area… Di giorno però emerge un'altra verità…  


OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Qui inizia l'area industriale che di industriale ha ben poco. Ci sono pochi insediamenti nei quali c'è movimento. Da qua in avanti inizia un vero e proprio deserto. In questa non c'è mai movimento. Io ci passo tutte le mattine per andare a lavoro non ho mai visto né un camion, né una macchina entrare…


SIGFRIDO RANUCCI

Cosa ci doveva essere?


OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Doveva essere un centro logistico. Questa è "Dors e Window"


SIGFRIDO RANUCCI

E qui che hanno fatto praticamente, hanno preso i soldi e se ne sono andati…?


OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Hanno preso i soldi e poi l'azienda non è mai decollata. Qua abbiamo la Sicma, questa non è mai partita, questa è in stato di abbandono totale, è fallita.


SIGFRIDO RANUCCI

Tutti realizzati con i fondi pubblici?


OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Tutti con i fondi della 488.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Sul territorio oltre i capannoni vuoti sono stati lasciati migliaia di operai senza lavoro. Per esempio da gennaio i 190 dell' Isotta Fraschini, da anni in mobilità, sono senza salario. 


L'Isotta Fraschini e' nata dalla fusione dell'Oto Melara e della Breda Meccanica. Lo Stato che con l'Efim ne deteneva una quota, decide di venderla. Si presenta nei primi anni '90 un imprenditore di Cuneo, Giuliano Malvino, proprietario della Fissore, ma aveva alle spalle  precedenti per bancarotta per i quali era ricorso all'Istituto della Riabilitazione. Nonostante questo, lo Stato decide che Malvino è la persona giusta.


PASQUALE MARINO – Fiom CGIL

Questo imprenditore era venuto giù a manifestare la volontà di costruire una macchina che si chiamava Isotta Fraschini.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma l'avete mai fatta questa macchina voi?


PASQUALE MARINO – Fiom CGIL

No.


SIGFRIDO RANUCCI

Mai?


PASQUALE MARINO – Fiom CGIL

Mai, nemmeno un bullone.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'Isotta Fraschini  ottiene i fondi della 488 ed altri tipi di agevolazioni. In poco tempo però Malvino, secondo la Guardia di Finanza, ha prosciugato dalle casse oltre 20 miliardi di lire, tra contributi a fondo perduto, Tfr degli operai, iva evasa e consulenze che l'Isotta ha pagato a caro prezzo alla stessa società di Malvino, la Fissore.


PASQUALE MARINO – Fiom CGIL

Questa è una macchina che noi abbiamo visto portata a San Ferdinando, su un tir, su un camion che è stata trasportata non su strada perché non aveva le carte in regola per poter camminare su strada.


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Stiamo parlando del prototipo.


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè in 6 anni una macchina c'è stata?

SALVATORE VARONE – Fim CISL

Una di legno e una che poteva circolare su strada.


SIGFRIDO RANUCCI

Però ufficialmente voi lavoravate e pure tanto no?



DOMENICO SPANO' – OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Lavoravamo su…


SIGFRIDO RANUCCI

Sulla carta?


DOMENICO SPANO' – OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Sulla carta esatto.


SIGFRIDO RANUCCI

E questo l'avete denunciato?


DOMENICO SPANO' – OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

L'abbiamo denunciato più volte.


SIGFRIDO RANUCCI

E nessuno vi ha sentito, vi ha dato retta?


DOMENICO SPANO' – OPERAIO ISOTTA FRASCHINI

Niente.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Secondo i legali 4 prototipi in 4 anni. Sta di fatto che viene decretata la Bancarotta poco prima che le auto venissero messe in produzione. Eppure il sindacato aveva segnalato l'insolvenza del signor Malvino fatto che avrebbe riconsegnato a costo zero secondo un lodo arbitrale il bene allo Stato qualora ne avesse fatto richiesta e invece …..



SALVATORE VARONE – Fim CISL

L'assurdo della vicenda qual è? Che questo stabilimento è stato acquistato dall'autorità portuale, che è un altro ente dello Stato, per 14 miliardi di lire e quindi lo Stato ha comprato una cosa che già gli apparteneva.


SIGFRIDO RANUCCI

Questa è l'ultima che ha chiuso?


SALVATORE VARONE – Fim CISL

In ordine di tempo si. Attenzione ai tombini che…


SIGFRIDO RANUCCI

Li hanno rubati questi?


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Sono spariti i tombini, si. Dentro non ti dico cosa è successo, praticamente tutto quello che era asportabile se lo sono portati via.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Quando nel 2003 l'imprenditore bresciano Codenotti si era presentato a Gioia Tauro, l'avevano visto come il Messia. Avrebbe dovuto dare lavoro a più di 60 persone. Era la dimostrazione che si poteva fare qualcosa di buono anche da queste parti.


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Io sono arrivato in questa azienda nell'ottobre del 2005, chiamato dai lavoratori perché era già più di 2 mesi che non percepivano lo stipendio.


SIGFRIDO RANUCCI

E come hanno cominciato praticamente?


SALVATORE VARONE – Fim CISL

No diciamo che…ufficialmente non hanno mai iniziato a lavorare qua perché il titolare ha degli stabilimenti su a Brescia a Leno, e quindi diversi operai che lui aveva assunto qua, già lavoravano per lui a Brescia e facevano questo avanti e indietro.




SIGFRIDO RANUCCI

Riciclati gli operai… forse ed anche il capannone.


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Mi dicevano che è una struttura che lui ha comprato come ferro vecchio in Germania, ha ristrutturato a Leno e poi l'ha montata qua come nuova.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'imprenditore che ha investito di suo 22 milioni di euro ha affermato di aver usato materiale e macchinari nuovi e dopo aver costruito una specie di cattedrale la cui missione era quella di riciclare metallo, in una zona dove comandano le ecomafie aveva anche cominciato una opera di moralizzazione nei confronti degli operai meridionali, giudicati forse "poco propensi al rispetto delle regole". E così aveva messo in bella vista una serie di cartelli: Il vademecum del buon lavoratore. "Non rubare, piuttosto chiedi".


L'imprenditore ha chiesto circa 9 milioni di euro a fondo perduto.


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Non gli hanno erogato soltanto l'ultima trance perché era legata appunto all'avvio dell'attività, che non è mai avvenuto.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma qui succede spesso no, aprono l'attività…


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Purtroppo si.


SIGFRIDO RANUCCI

Costruiscono il capannone…?


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Mettono su gli scatoloni e poi ci mettono dentro quattro cose vecchie che le fanno figurare per nuove…


SIGFRIDO RANUCCI

Che lo Stato paga per nuove?


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Che lo Stato paga per nuove e poi vanno via.


SIGFRIDO RANUCCI

Scappano con il bottino della diligenza.


SALVATORE VARONE – Fim CISL

Questa è terra di conquista, è terra di conquista!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Capannoni vuoti che non servono più per il motivo per cui sono stati creati e finanziati. Come la cartiera di Rosarno. Dentro, al posto degli operai, gli extracomunitari clandestini. Questo e' quello che alla fine rimane sul territorio, rifugi del degrado. Usati per i lavori nei campi, sono la manodopera della n'drangheta.


LUCA CHIANCA

Ma qui vengono i caporali e vi portano a raccogliere le arance?


UOMO

Arance….mandarini.




SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

E' la fotografia dell'illegalità che produce illegalità come da copione.


LUCA CHIANCA

E da dove venite?


UOMO

Africa.  


LUCA CHIANCA

Dove?


UOMO

Ghana.


LUCA CHIANCA

Tu?


UOMO

Ghana.


LUCA CHIANCA

Tu da dove vieni?


UOMO

Io? Palestina!


LUCA CHIANCA

Palestina? Da quanto sei qui?


UOMO

2 mesi.


LUCA CHIANCA

E dormi qua dentro?


UOMO

Si.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ad Amantea nella zona industriale il primo ad essere costruito è stato questo capannone sterminato, di circa 15 mila metri quadrati. Era la Bm Filati, avrebbe dovuto dar lavoro a 130 persone.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma è stata una truffa questa?


OPERAIO 5

Eh, eh eh…una truffa, chista è stata una truffa, 15 mila metri abbandonati, cioè non lo so se si chiamano truffe. Finchè è uno stabile piccolo, poteva essere una truffa, quella è proprio una ladronaggine.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'imprenditore bresciano Daniele Morandini dopo  aver intascato 7 milioni di euro  li mette a San Marino nella banca del Titano. Gli investigatori  della Guardia di Finanza di Paola l'arrestano. In mano aveva un biglietto aereo di sola andata per il Brasile.


OPERAIO 5

In linea generale sappiamo le informazioni di base, che doveva essere una ditta di Brescia, che doveva assumere, che c'era di mezzo il comune di Amantea.


SIGFRIDO RANUCCI

Mezzo il comune di Amantea perché, perché era socio del…?


OPERAIO 5

No…vabbè, gli ha assegnato il lotto.


SIGFRIDO RANUCCI

Che giunta era? Centro-destra, centro-sinistra, non si ricorda?


OPERAIO 5

No…mista! Non c'è mai stata qua una giunta di centro-destra o centro-sinistra. Ci è stato assegnato un lotto che è pure esterno.


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè esterno all'Asi, praticamente alla zona industriale?


OPERAIO 5

Si, si. L'hanno annesso.


SIGFRIDO RANUCCI

L'hanno fatto apposta proprio?


OPERAIO 5

Eh…questo ha fatto la richiesta e questi gli hanno dato il coso.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma poi non ci ha mai lavorato nessuno?


OPERAIO 5

Nessuno, manco è finito. C'è soltanto la struttura.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Questo è lo stabilimento della Solaris a Spezzano Albanese. Secondo il progetto presentato da due imprenditori cosentini, 190 operai avrebbero dovuto produrre pannelli fotovoltaici. La Guardia di Finanza di Catanzaro ne trova invece solo poche decine, ma la sorpresa non finisce lì. Nel progetto si parlava anche di laboratori ad alta tecnologia e di macchinari sofisticati, tanto che gli investigatori pensavano di trovarsi di fronte la Nasa e invece...


INVESTIGATORE GdF

Abbiamo trovato dei macchinari che utilizzano i rivenditori di gomme, di pneumatici, quindi per fare magari la…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè per fare la convergenza dell'auto? Invece di…?


INVESTIGATORE GdF

…si esattamente!


SIGFRIDO RANUCCI

…macchinari sofisticati?


INVESTIGATORE GdF

Si, che dovevano garantire magari il perfetto allineamento delle celle da posizionare poi sui pannelli fotovoltaici.


INVESTIGATORE GdF

Eh, in teoria sempre un qualcosa di inerente coi pannelli fotovoltaici, ma di fatto questa è una zona che non è mai entrata in funzione. Cioè sono stati installati qui questi macchinari…


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi era per fare scena?


INVESTIGATORE GdF

Si.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

All'interno, secondo la Guardia di Finanza, macchinari che erano stati riverniciati e che lo Stato ha pagato come nuovi. Altri inutilizzabili acquistati da società inesistenti con l'etichetta appiccicata con il silicone.


INVESTIGATORE GdF

Moveplot è una società inglese che invece è inesistente. Sono diciamo macchinari presi qui in Calabria, un po' risistemati…questo quadro elettrico addirittura è vuoto.


SIGFRIDO RANUCCI

Qui doveva essere il laboratorio altamente tecnologico, no?


INVESTIGATORE GdF

Si questa era una cabina per il collaudo delle celle. La particolarità di questa cabina è che doveva essere completamente isolata per evitare che agenti esterni potessero subentrare.


Originariamente addirittura c'era un vecchio telone di un camion che era stato diciamo, asportato dal camion e posizionato qui.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Per la Solaris i due imprenditori hanno ottenuto un contributo di 13 milioni di euro. Gli stessi imprenditori avevano messo in piedi una quindicina di società. Una decina di queste aveva ottenuto contributi a fondo perduto per circa 60 milioni di euro: un record. Un giro vorticoso di fatturazioni e assegni, che servivano a dimostrare l'acquisto e la realizzazione dei beni previsti dal piano di investimenti dei vari progetti e quindi ad ottenere i contributi della legge 488. Peccato però, che in alcuni casi le società esistevano solo sulla carta, in altri si sono realizzati solo i capannoni. In altri ancora si produceva poco o niente. A Rende un capannone per la riparazione dei mezzi agricoli. A San Cosmo Albanese una fabbrica di connessioni in fibre ottiche. A Montalto Uffugo una camiceria…


SIGFRIDO RANUCCI

Questa quanti operai doveva far lavorare?


INVESTIGATORE GdF

Una trentina di operai, così come è anche facilmente riscontrabile dalle varie postazioni. Anche se quando, diciamo dopo un nostro intervento, abbiamo trovato neanche una decina di operai.


SIGFRIDO RANUCCI

Quanti contributi ha preso per questa?


INVESTIGATORE GdF

La G&G ha preso complessivamente siamo intorno ai 3 milioni di euro, di cui già erogati 1 milione e mezzo.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ma alle spalle della camiceria, nello stesso capannone, gli investigatori della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno trovato una sorpresa… Oltre 350  veicoli di ogni tipo. Una vera fortuna accumulata nel tempo dagli imprenditori e che oggi è sotto sequestro nel tentativo di recuperare almeno una parte dei contributi. Ma è una corsa contro il tempo, la Cirielli è dietro l'angolo.


INVESTIGATORE GdF

Su alcuni fatti di queste indagine già nel 2009, 2010 potremmo avere la prescrizione.



MILENA GABANELLI IN STUDIO

I casi che abbiamo visto sono al centro di procedimenti giudiziari e si vedrà chi ha ragione. Però abbiamo capito che quando vediamo in mezzo alle campagne tanti scheletri di capannoni vuoti e immobili negli anni e ci chiediamo: "Ma cosa ci fanno là", è probabile che qualcuno sia stato costruito così: con il contributo iniziale metti in piedi la struttura, poi incassi la seconda tranche e invece di usarla per far partire l'attività te la tieni. I più onesti invece arredano il capannone e assumono qualche operaio. Poi incassano la terza tranche, che dovrebbe servire a far partire l'attività a pieno regime. Chissà com'è invece inizia la cassa integrazione, sempre a nostro carico. Dopo la pubblicità vedremo chi è l'imprenditore amante delle ferrari e che è riuscito ad accaparrasi un finanziamento record da 60 milioni di euro. 


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Siamo in Calabria dove abbiamo visto distese di capannoni che avrebbero dovuto diventare aziende e invece sono rimasti vuoti. Secondo la commissione antimafia, in questa regione c'è il record delle iniziative fallite, nonostante siano arrivati dal 2000 al 2006, 4 miliardi di risorse pubbliche. Noi però eravamo rimasti ad un imprenditore, che era riuscito ad ottenere 60 milioni di euro per far decollare aziende di macchinari agricoli, fotovoltaico, camicerie. I risultati però, secondo la guardia di finanza erano scarsi. Sigfrido Ranucci allora è andato a trovare questo poliedrico imprenditore presso la sede legale delle sue società. E si scopre che è sorprendentemente poliedrico.


SIGFRIDO RANUCCI

C'è uno studio dentistico qua?




SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Lo studio di uno stimato dentista che aveva fin da ragazzo la passione per le Ferrari.


SIGFRIDO RANUCCI

Una passione vera la sua?


DENTISTA

1964!


SIGFRIDO RANUCCI

Lei sarebbe stato disponibile a tutto per le Ferrari, per avere le auto d'epoca?


DENTISTA

Assolutamente. Io le ho sempre avute, ma non che sarei stato disponibile a tutto con le domande che ti sei già preparato.


SIGFRIDO RANUCCI

Eh, ognuno fa il mestiere suo dottore, cioè Lei è dentista ed io faccio il mio mestiere…Questa storia delle quindici società, no, che hanno avuto i finanziamenti della 488…


DENTISTA

Si


SIGFRIDO RANUCCI

Si parla di progetti che Lei ha presentato per 100 milioni di euro.


DENTISTA

Allora, 100 milioni di euro sono il totale, credo…




SIGFRIDO RANUCCI

Ne ha presi circa 60 però…


DENTISTA

Non te lo so dire. Considera che si parla di me, ma non sono solo io.


SIGFRIDO RANUCCI

No.


DENTISTA

Siamo più persone. Si consideri pure un'altra cosa: alcune iniziative sono partite,…perché poi si parla di alcune cose e ma non si parla di altre…


SIGFRIDO RANUCCI

No, no, io parlo di quelle che sono partite. La Solaris per esempioè partita.


DENTISTA

La Solaris è partita!


SIGFRIDO RANUCCI

Abbiamo trovato una macchina per fare la convergenza alle auto e abbiamo trovato il capannone che doveva essere il laboratorio tecnico che è formato da una tenda. 


DENTISTA

Non c'è! 


SIGFRIDO RANUCCI

Abbiamo visto i macchinari verniciati.


DENTISTA

Non c'è nessun… verniciati.


SIGFRIDO RANUCCI

Li abbiamo visti noi, dottore.


DENTISTA

Eh ma li hai visti tu, non so dire dove li hai visti a verniciare. Chi si è occupato dei macchinari era la FTM. Te ne sei già accorto come quasi mi sto incazzando…


SIGFRIDO RANUCCI

No, ma non si deve arrabbiare, io sto tanto calmo scusi.


DENTISTA

Non parlo per te, parlo con tutto quello che mi hanno fatto e mi hanno fatto subire.


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi Lei si sente un perseguitato?


DENTISTA

Cioè io non vedo l'ora che finisce questa porcheria per cominciare a chiedere i danni


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi Lei ha intenzione di chiedere i danni allo Stato poi dopo tutto questo…


DENTISTA

Il minimo mi rivolgerò pure alla corte Europea perché non mi sembra che un cittadino può essere tanto smerdato e che non ha nessuna voce in capitolo e che non viene sentito da tutti o da nessuno.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma qualche errore l'avrà commesso o no?


DENTISTA

No.


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè c'erano in progetto centinaia di operai e ne sono state trovate poche decine…


DENTISTA

Se dobbiamo parlare scherzando lo possiamo pure fare.


SIGFRIDO RANUCCI

No, io sto parlando di cose serie.


DENTISTA

Ti ho detto caccia quella telecamera per favore!


SIGFRIDO RANUCCI

Allontanati!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Dunque l'imprenditore ci ha avvertito: quando finirà il processo, dopo l'eventuale assoluzione o la più probabile prescrizione, chiederà i danni. Rimane il mistero però di come siano stati approvati e finanziati tutti i suoi progetti.


SIGFRIDO RANUCCI

Per l'imprenditore è difficile entrare in graduatoria per ottenere i soldi della 488, bisogna presentare dei progetti credibili, bisogna… Lei è riuscito ad averli finanziati tutti, avuto uno studio di consulenza bravo?


DENTISTA

A parte lo studio di consulenza bravo… Ma non è lo studio…


SIGFRIDO RANUCCI

Ma a chi si è riferito, a chi si è riferito, posso chiederglielo?


DENTISTA

Sono state più di una persona, lo studio Marini di Cosenza…


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Cosenza, città dove s'intrecciano, vecchie e nuove lobby politiche, da qui passa l'80% delle pratiche di finanziamento per i contributi pubblici in Calabria. Uno degli studi che  conta più  successi è lo studio Marini al quale abbiamo chiesto senza esito un'intervista. Ha questa curiosa brochure con le matriosche, una è vicina proprio alle pratiche 488. Marini ha gestito oltre che una parte delle società del dentista Lupo anche alcuni dei casi che abbiamo trattato, come l'Atlante, o la Bm Filati. In totale sono 25 le pratiche che sono finite sotto la lente degli investigatori, per un totale di contributi richiesti di oltre 155 milioni di euro. Avremmo voluto chiedere come mai tra tante pratiche di successo ce ne sono state così tante finite male? 


SIGFRIDO RANUCCI

C'è una regia dietro la distribuzione dei fondi?


MAURIZIO MASSARINI – COMANDANTE PROVINCIALE GDF - COSENZA

Beh, qui abbiamo indagini in corso. Sono situazioni abbastanza complesse quindi non posso esprimermi. Noi crediamo che si debba salire di livello e quindi bisogna cercare questo tipo di regia.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Sulle montagne della regione è nata da pochi anni un'azienda orafa. Secondo il progetto finanziato dal Ministero delle Attività Produttive per oltre 550 mila euro, avrebbe dovuto dar lavoro a 43 persone. Ma quando entriamo vediamo che le postazioni sono vuote. C'è un solo operaio e che non è neppure del posto.


SIGFRIDO RANUCCI

Di dove sei tu?


OPERAIO 6

Vicenza.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma sei solo però a lavorare?


OPERAIO 6

No.


SIGFRIDO RANUCCI

Quanti siete?


OPERAIO 6

Che te frega. Se mi arrivi all'una è difficile che ci siano.


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi io se vengo domani alle 9,30 trovo pieno di gente?


OPERAIO 6

Tanto manco ti apro se non c'è il capo.


SIGFRIDO RANUCCI

Si però dico, è pieno di gente se c'è il capo…


OPERAIO 6

Si, se c'è il capo c'è anche la gente!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il giorno dopo c'è il capo ma gli operai non ci sono.


SIGFRIDO RANUCCI

Senta però io il dubbio ce l'ho sul fatto che qui c'è gente che lavora.


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA ??

No.


SIGFRIDO RANUCCI

Io due volte sono venuto e non c'era nessuno.


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

No…allora è capitato in quel momento…no, veramente, gliel'ho detto. Le posso dire che fino ad  un anno e mezzo fa, c'erano qui tutti i giorni sacrosanti 40 persone sempre.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Alla fine però, l'imprenditore ammette.


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

Qui vengono solo se c'e' lavoro. Ma per la crisi che abbiamo, ci sono i cinesi che stanno invadendo il mercato.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

La competizione e' con i cinesi, ma i contributi vengono dalle nostre tasche e lo spirito della legge 488 sarebbe quello di favorire l'occupazione. Io Stato ti do i soldi, ma tu apri l'impresa, assumi il numero di operai presentati nel progetto e mi devi garantire che per almeno 5 anni non licenzi.


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

L'indicatore che dà il punteggio della quantità di operai, l'hanno tolto. Nell'ultimo bando che c'era l'avevano tolto, perché hanno capito che diversi consulenti per portare avanti le pratiche  scherzano aumentando gli operai.


SIGFRIDO RANUCCI

E questo Lei l'ha fatto possiamo dire o no?


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

Eh? No, no, io…


SIGFRIDO RANUCCI

Lei l'ha fatto aumentare…?


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

Il progetto me l'ha approvato il consulente a me e mi ha detto: "Se volete andare avanti con questo progetto, dobbiamo mettere 40 unità lavorative".


SIGFRIDO RANUCCI

Per farlo passare?


IMPRENDITORE AZIENDA ORAFA

Per farlo passare!


ANONIMO

Ma perché non diciamo che era tutto un giro per portare avanti determinate pratiche indipendentemente poi se l'idea progettuale o l'idea imprenditoriale era corretta o non era corretta? Era tutto un giro. Il consulente faceva il suo interesse perché beccava quell'importo, le banche facevano il loro interesse perché in base…istruivano le pratiche, ogni istruzione beccavano un certo importo. Dopodiché nel momento in cui venivano passate in graduatoria, anticipavano al cliente ed al cliente gli assorbivano poi alla fine tutti i contributi. Venite a controllare perché la gran parte dei soldi se lI beccano consulenti e banche…le banche!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Un sistema che coinvolgerebbe anche i controlli.


ANONIMO

Quando vengono a fare i collaudi no, li stiamo per pagare, se le macchine sono vecchie il collaudo mi fa: "perché hai detto che le macchine sono normali?"


SIGFRIDO RANUCCI

Eh, perché?


ANONIMO

Perché anche loro prendono la bustarella loro. Tutti quanti, è un sistema, è un'organizzazione.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Alla fine dell'intervista ci viene spiegato anche un altro meccanismo inquietante.


ANONIMO

Adesso sta venendo fuori un'altra cosa ancora più grave perché tutte le imprese in difficoltà vengono adesso alimentate dai soldi dei mafiosi, che vanno gli e dicono: "Caro amico, tu hai bisogno di…? Te li do io i soldi!" Si presentano dopo 5 mesi….. me li ridai?


Dopodiché quando a distanza di…non…dice: "Caro amico c'abbiamo chi te lo compra tutto, vendi tutto, rimani a fare quello che stavi facendo…


SIGFRIDO RANUCCI

Il prestanome?


ANONIMO

…il prestanome,  questa è la realtà.


SIGFRIDO RANUCCI

Ed  è successo questo?


ANONIMO

In tutta la provincia, in tutta la regione, sta succedendo questo e tra l'altro il grave è che questi soggetti conoscono chi è in difficoltà. E chi lo può dire chi è in difficoltà? Passa sempre lo stesso canale, lì, all'interno delle banche, questi sono i centri di potere.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Vicino ai capannoni abbandonati di Gioia Tauro, c'è uno dei pochi imprenditori finanziati con la 488 che lavora, vive in una specie di fortino, ha subìto una serie di attentati dinamitardi dalla mafia da far paura….


ANTONINO DE MASI - IMPRENDITORE

Case distrutte per darLe un'idea, mezzi meccanici distrutti, strani furti, dinamite messa sul tavolo con i fiammiferi appoggiati a fianco. Abbiamo deciso di chiudere. Il Ministero degli Interni dell'epoca ci ha detto che dopo le nostre dichiarazioni pubbliche non potevamo chiudere perché rappresentavamo una…


SIGFRIDO RANUCCI

Sconfitta…


ANTONINO DE MASI - IMPRENDITORE

Una sconfitta dello Stato.




SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il signor De masi non ha chiuso, è andato avanti. La sua impresa esporta in tutto il mondo macchinari agricoli. Ha chiesto finanziamenti pubblici per ampliare la sua attività. Ma per un mancato accordo tra Snam ed il consorzio che gestisce il territorio, una condotta del gas vitale per l'azienda ha impiegato ben 2 anni per attraversare la strada. De Masi è stato costretto a chiedere un anticipo sul finanziamento alle banche.


ANTONINO DE MASI - IMPRENDITORE

Le banche, con i meccanismi dell' anticipazione su crediti certi, mi hanno fatto pagare interessi, oneri finanziari, di circa il 25, 30 ed anche il 35%, che alla fine per una serie di ritardi burocratici sul territorio mi hanno eroso qualcosa come 6 milioni di euro di oneri finanziari.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

6 milioni di euro che rappresentano il 50% dell'investimento chiesto allo Stato i cui benefici sono stati praticamente annullati. Ha denunciato i presidenti di Bnl, Antonveneta e Banca di Roma. Il tribunale di Palmi li ha assolti  per non aver commesso il reato, ma ha riconosciuto che il sistema bancario ha applicato tassi usurai, e vanno quindi cercati i colpevoli all'interno della area marketing o delle direzioni generali, nel frattempo però la responsabilità è finita su un software.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma la responsabilità, dice la sentenza, è di un software che non ha funzionato bene?


ANTONINO DE MASI - IMPRENDITORE

La sentenza dice anche che i sistemi di controllo delle banche non hanno funzionato.


SIGFRIDO RANUCCI

E quindi Lei adesso li riprende questi soldi che Le hanno tolto?


ANTONINO DE MASI - IMPRENDITORE

Certo! Io, guardi, non so se li riprendo io so solamente che fino ad oggi questa battaglia contro il sistema bancario per riavere indietro quello che mi è stato rubato, quello che mi è stato mal tolto, tenga conto solo per essere preciso, in questa storia io sono la vittima, altri sono usurai.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

De Masi ha intrapreso questa battaglia  anche in difesa degli operai. Ha acquistato una pagina di un giornale non per fare pubblicità ai suoi prodotti, ma per denunciare il reale costo del denaro in Calabria. Oggi de masi è stato costretto a mettere in cassa integrazione 60 operai. E tutto questo per andare avanti, ma fino a quando?    


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Ma come funziona il meccanismo per ottenere i contributi? L'imprenditore va da un consulente specializzato e con lui costruisce il progetto. Il consulente che incassa il 5% sull'intero finanziamento, sa cosa deve scrivere per renderlo appetibile. Dopodiché la palla passa alla banca che deve verificare la sostenibilità. Secondo la commissione antimafia le filiali delle banche in Calabria dichiarano spesso la solidità dell'imprenditore senza verificarla, e ipotizza anche un sistema di relazioni con l'imprenditoria criminale. Con il sistema delle false dichiarazioni sono stati frodati allo Stato e all'Unione Europea, dal ‘96 al 2007 fino ad un massimo di 4 miliardi di euro e sempre secondo gli investigatori 1 miliardo e 2 sono finiti nelle mani della criminalità organizzata. Ma come è possibile, se per ottenere i contributi devi presentare il certificato antimafia?


FRANCESCO GAZZANI – COMANDANTE PROVINCIALE GDF – REGGIO CALABRIA

Non è escluso che la n'drangheta abbia gestito direttamente queste pratiche di finanziamento con l'utilizzo di affiliati fatti in casa.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma la certificazione antimafia io ho visto che viene aggirata facilmente, cioè…prestanomi…?


FRANCESCO GAZZANI – COMANDANTE PROVINCIALE GDF – REGGIO CALABRIA

Ma io queste cose non le posso dire in televisione…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè che c'è…il prestanome? Come avvengono?


FRANCESCO GAZZANI – COMANDANTE PROVINCIALE GDF – REGGIO CALABRIA

E certo, certo, prestanome! Sono società costituite ad hoc o con prestanomi o con incensurati che sono collegati ai….titolari, prestanomi, familiari, o ai guaglioni di paranza a cui danno mille euro e gli dicono: "Vieni a firmare qua l'atto di costituzione di società".


SIGFRIDO RANUCCI

Ma voi però queste cose le sapete tutte?


FRANCESCO GAZZANI – COMANDANTE PROVINCIALE GDF – REGGIO CALABRIA

Ma queste le sappiamo a valle perché noi interveniamo nella fase repressiva, cioè quando i contributi già sono stati concessi, erogati, in tutto o in parte.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Questa impresa si occupa della lavorazione del ferro e dello smaltimento dei rifiuti speciali. L'imprenditore che la gestisce attualmente, secondo un rapporto riservato della Guardia di Finanza, risulterebbe presunto affiliato al clan dei Piromalli. In passato avrebbe coperto con il fratello la latitanza del boss Domenico Cangemi. Nel '98 il ministero gli concede un finanziamento a fondo perduto. 


ANONIMO

Noi abbiamo preso solo la prima tranche.


SIGFRIDO RANUCCI

Lei ha preso solo la prima tranche?


ANONIMO

Non ho finito ancora l'investimento.


SIGFRIDO RANUCCI

Quanto aveva chiesto Lei?


ANONIMO

Era una pratica di… 4 miliardi delle vecchie lire. Il 51% era di 2 miliardi e 60 milioni.


SIGFRIDO RANUCCI

C'è il rischio secondo Lei che in una  terra come questa, i soldi possano finire a fondo perduto, in mano comunque, al controllo dei clan…


ANONIMO

No, no, non esiste. Anche perché quando arrivano, in genere arrivano direttamente in banca…si sa insomma una volta arrivati in banca son bloccati là, non c'è niente da fare…clan, cose varie, delinquenza, non esiste proprio, assolutamente.


SIGFRIDO RANUCCI

Ci sono stati dei controlli sull'attività che Lei ha fatto? Cioè, il ministero ha controllato?


ANONIMO

Si, per concedere l'autorizzazione è venuto un perito da Roma direttamente ed ha controllato il tutto, si.


SIGFRIDO RANUCCI

E la banca concessionaria, se posso chiedere, qual era?


ANONIMO

La banca era il Medio Credito Lombardo di Milano.


SIGFRIDO RANUCCI

E ha fatto dei controlli il Medio Credito Lombardo? Una delle polemiche è che le banche,

Non controllano…




ANONIMO

No controllano, controllano.


SIGFRIDO RANUCCI

Chiedono il certificato antimafia? Lo chiede la banca, lo chiede…


ANONIMO

Certificato antimafia. Lo chiede direttamente…


SIGFRIDO RANUCCI

Il ministero?


ANONIMO

Il ministero, si.


SIGFRIDO RANUCCI

Secondo Lei bisognerebbe mettere delle restrizioni sull'uso dei fondi…perché ho visto che è stato concesso in passato anche a gente che aveva precedenti di truffa, di falso…


ANONIMO

Infatti quello non viene controllato. Per me onestamente non lo davano il fondo perduto  se prima non sei sicuro di una società, di una persona veramente affidabile.


SIGFRIDO RANUCCI

Io la domanda gliela devo fare perché ovviamente…


ANONIMO

Si però non fare una domanda stronza perché non rispondo niente.


SIGFRIDO RANUCCI

No ma una domanda stronza me la deve concedere. No, per un fatto di cronaca. Era emerso sui giornali che Lei aveva contribuito alla copertura della latitanza di un Cangemi.


ANONIMO

Non ho coperto mai nessun latitante. Fino ad adesso, ringraziando Dio, sono tranquillo, pulito.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Nel 2000 i Ros lo arrestano per associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione ed uso di armi da guerra, estorsione ed interferenza di appalti di opere pubbliche ed il fratello dell'imprenditore dall' ‘85 al '97 aveva collezionato denunce per associazione per delinquere, rapina, omicidio, sequestro di persona, traffico di stupefacenti. Eppure lo Stato nel ‘98 gli concede un finanziamento a fondo perduto di oltre 500 mila euro. Nel ‘99 ne concede uno per 240.000 euro anche al proprietario di questo villaggio turistico, che secondo la direzione investigativa antimafia, risulterebbe presunto affiliato alla n'drangheta. A suo carico dall' ‘86 al ‘99, risulta una condanna per emissione di assegni a vuoto, arresto per associazione mafiosa, denunce per vari reati contro la pubblica amministrazione, contro il fisco e contro l'amministrazione della giustizia.


SIGFRIDO RANUCCI

Voi risultate tra quelli che ne hanno usufruito, risultate pure tra quelli a cui sono stati sospesi i fondi.


ANONIMO

Si c'è ancora un processo in corso. Noi abbiamo chiesto un contributo per la ristrutturazione,  che c'e' stata…


SIGFRIDO RANUCCI

Quello che si presume da parte dell'accusa è che avete presentato della documentazione gonfiata, questo in sintesi…


ANONIMO

Si, diciamo che l'accusa dice…basa la sua tesi sul fatto che comunque i lavori ci sono stati e comunque c'è una differenza di un paio di centinaia di milioni.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma state raccogliendo queste informazioni a che titolo?


ANONIMO

Comunque noi siamo disponibili a darvi delle informazioni sapendo comunque che noi siamo sempre dalla parte della giustizia, ma che sia una giustizia equa, che non sia la giustizia iniqua che guarda diciamo più gli interessi delle forze dell'ordine, perché noi siamo entrati sempre nell'antipatia delle forze dell'ordine, come se gli avessimo fatto qualcosa ma noi niente gli abbiamo fatto.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Alla discussione si aggiunge il padre, il titolare dell'impresa ed anche secondo lui la Guardia di Finanza ha sbagliato ad indagare sulla legittimità dei contributi che gli hanno concesso.


ANONIMO

La Guardia di Finanza ha inventato i reati ove non esistono. Il discorso era di bloccare me per altri fattori diversi di natura familiare per un mio figlio che ha avuto qualche contrattempo.


SIGFRIDO RANUCCI

Secondo Lei c'è il rischio che i contributi a fondo perduto possano finire in mano alla criminalità organizzata?


ANONIMO

I criminali ci sono in Italia…a Montecitorio! I criminali di Montecitorio ci sono, si! Non sono qua  criminali, sono loro che proteggono i criminali!


SIGFRIDO RANUCCI

Il fatto di dare dei soldi ad imprenditori, con la 488, a fondo perduto  Lei metterebbe un limite?


ANONIMO

Non devono dare nulla, non devono dare nulla, credito d'imposta. Il credito d'imposta deve andare avanti.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Dunque lo Stato, secondo l'imprenditore, non dovrebbe dare nulla a fondo perduto e se lo dice lui, come non essere d'accordo? Visto che poi, una volta concessi, recuperarli diventa un'impresa anche rischiosa. Uno dei figli dell'imprenditore è stato condannato a 15 anni di carcere per essere il mandante del tentato omicidio, nell'agosto del 2000, di un ufficiale della Guardia di Finanza che stava indagando su di lui e su un giro di fatture false. Un altro imprenditore titolare di questa impresa edile, chiede allo Stato un contributo per l'installazione di un nuovo impianto.

ANONIMO

No, non c'è, non c'è proprio…


SIGFRIDO RANUCCI

Senti è possibile chiamarlo per telefono?


ANONIMO

No niente, non si può rintracciare.


SIGFRIDO RANUCCI

Niente?


ANONIMO

Niente, irrintracciabile.


SIGFRIDO RANUCCI

Se passo domani lo trovo secondo te?


ANONIMO

Potete provare, non vi so dire.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il titolare oggi non c'è. Nel gennaio del 2002 era stato arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata all'estorsione. Eppure un mese dopo il Ministero delle Attività produttive aveva deliberato oltre 660 mila euro. Il provvedimento viene successivamente revocato ed i beni dell'imprenditore sequestrati, ma forse sarebbe stato opportuno pensarci prima. 


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Nel 2003 il Ministero delle Attività produttive delibera a favore della società Sim circa 3 milioni di euro. Nell'intenzione degli imprenditori c'è la costruzione e la gestione di complessi turistici, di porti, di servizi di trasporti urbani ed extra-urbani, su strada e su mare, nonché l'organizzazione di eventi sportivi e perfino lo smaltimento dei rifiuti. Un progetto così ambizioso richiederebbe una sede legale imponente.


SIGFRIDO RANUCCI

Stavamo cercando qualcuno della Sim.


RAGAZZO ANONIMO

Sim? No, qua non abitano quelli della Sim.


SIGFRIDO RANUCCI

Perché ho visto che…


RAGAZZO ANONIMO

Si ma questo è il mio campanello, abitavano prima qua ma ora non ci sono più.


SIGFRIDO RANUCCI

E che fine hanno fatto?


RAGAZZO ANONIMO

Non lo so, non glielo so dire. Qui abitiamo io, mia madre e mio padre.


SIGFRIDO RANUCCI

Buongiorno signora.


SIGNORA

Buongiorno!


SIGFRIDO RANUCCI

Stavamo cercando qualche imprenditore della Sim.


SIGNORA

No, non sono più qua…saranno 4 anni che non ci sono più. Da noi abitavano dei ragazzi che giocavano in una squadra, in una squadra di calcio che loro gestivano.


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi neanche c'era questa società, c'erano solamente questi ragazzi? Perché questa risulta la sede legale della Sim.


SIGNORA

Risulta ancora la sede legale della Sim?


SIGFRIDO RANUCCI

Si. In realtà Lei mi sta dicendo che c'erano dei ragazzi che appartenevano alla squadra di calcio.


SIGNORA

Io solo questo le so dire.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

La Sim oggi è in liquidazione e non ha mai operato, ed il finanziamento non è stato mai riscosso, ma il Ministero l'aveva però concesso ad una società che ha nel consiglio di amministrazione, secondo il rapporto riservato degli investigatori della Guardia di Finanza, presunti prestanome della cosca Piromalli-Molè, Mammoliti. Inoltre, ben 6 consiglieri a partire dalla fine degli anni ‘70 ad oggi, risultano avere precedenti denunce per associazione mafiosa, rapina ed estorsione, truffa e falso, associazione per delinquere, e indebita percezione di fondi europei. Tuttavia lo Stato aveva ritenuto opportuno concedere a fondo perduto oltre 3 milioni di euro. Uno dei soci della Sim è Matteo Oliveri, uno degli imprenditori più potenti non solo della piana di Gioia Tauro, ma dell'intera Calabria. Il suo olio viene esportato in tutto il mondo.


SIGFRIDO RANUCCI

Lei ha mai avuto pressioni da parte dei clan, da parte della ‘ndrangheta, visto che occupa questo territorio?


IMPRENDITORE

No.


SIGFRIDO RANUCCI

Nessun tipo di pressione mai?


IMPRENDITORE

No, no, io mi sono comportato sempre bene con tutti con il massimo rispetto, se io vi incontro al bar vi offro il caffè…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè non è stato mai chiesto del denaro?


IMPRENDITORE

La detesto, la detesto questa razza…


SIGFRIDO RANUCCI

Se io devo dare dei soldi, Stato, devo stare attento a darli a queste persone?


IMPRENDITORE

Vabbè che io devo stare attento logicamente. A non c'è mai stato contestato niente, noi abbiamo fatto quello che era dovuto ed abbiamo dato lavoro in funzione di quello che abbiamo preso.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Non sempre però è stato dato lavoro per quello che è stato preso. Oliveri per esempio, nelle campagne di Borgia in provincia di Catanzaro, con altre 2 società Sim S.r.l. e Ico ha ottenuto  oltre 9 milioni di euro a fondo perduto per la costruzione di 2 nuove aziende. Ma sui suoi terreni, vicino ad una lussuosa villa con piscina in costruzione, sono visibili solo dei piloni in cemento armato.


SIGFRIDO RANUCCI

Senta quei capannoni lì?


ANONIMO

Sono sempre i nostri però…a livello burocratico non so niente.


SIGFRIDO RANUCCI

E lì che cosa c'è in progetto?


ANONIMO

Da quanto so io, imbottigliamento e officina meccanica.


SIGFRIDO RANUCCI

Officina meccanica! Quelli sono stati fatti con i fondi della 488?


ANONIMO

Le sto dicendo che non so, queste cose a me non interessano, quindi…


SIGFRIDO RANUCCI

No, certo certo. Invece da quant'è che hanno cominciato i lavori lì?


ANONIMO

Dove?


SIGFRIDO RANUCCI

I capannoni


ANONIMO

Non c'ero io, non lo so. saranno anni penso.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma sono fermi? Visto che non c'è nessuno.


ANONIMO

Si, dovremmo iniziare a lavorare a giorni.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

E invece tre mesi dopo i lavori sono ancora fermi. I finanziamenti sono stati revocati sia alla Sim, la quale accusa il ministero per i ritardi rispetto ai programmi, che alla Ico, la quale ha chiesto, senza ottenere risposta fino a oggi, una proroga dei tempi. In attesa che si risolva la disputa, dalle casse dello Stato sono usciti oltre 9 milioni di euro a fondo perduto. A curare una gran parte delle pratiche dei finanziamenti della piana di Gioia Tauro oltre quelle di Matteo Oliveri è stato lo studio di Roberto Repaci, che oltre essere stato in affari con l'immobiliarista Danilo Coppola è stato anche il commercialista di uno dei capi del clan dei Piromalli.


SIGFRIDO RANUCCI

Stavamo cercando il sig. Roberto Repaci.


DONNA STUDIO REPACI

Si accomodi in saletta che adesso vengo. Il dottore non è qua, Roberto.




SIGFRIDO RANUCCI

E quindi?


DONNA STUDIO REPACI

Non lo so, non è qua.


SIGFRIDO RANUCCI

E' a Roma?


DONNA STUDIO REPACI

Allora le sto dicendo: il dott. Roberto Repaci non è qua.




SIGFRIDO RANUCCI

Senta il fatto delle pratiche della 488…


DONNA STUDIO REPACI

Non so niente io guardi…


SIGFRIDO RANUCCI

I finanziamenti pubblici…


DONNA STUDIO REPACI

Io non so niente.


SIGFRIDO RANUCCI

Ci risulta questo da atti ministeriali che parte delle pratiche della 488 è stata fatta in questo studio.


DONNA STUDIO REPACI

La persona che Lei cerca non è qua.


SIGFRIDO RANUCCI

E' scritto qui: Roberto…


DONNA STUDIO REPACI

E ma non è qua il dottore.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Repaci ha preferito non concedere un' intervista. Avremmo voluto chiedergli se lui, che ha fatto da consulente con successo a molte delle pratiche della zona, aveva avuto la percezione che una pioggia di denaro pubblico stava finendo in qualche caso nelle mani sbagliate. Ma perché tanto denaro nelle mani della criminalità organizzata?


FRANCESCO FORGIONE - PRESIDENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA

Mah, guardi vengono dati perché innanzitutto solidificano un meccanismo di potere, secondo alimentano uno scambio clientelare, stringono il rapporto con la mafia. Quando va bene, creano qualche posto di lavoro, ovviamente in nero. Spesso i posti di lavoro servono soltanto per far firmargli il contributo di disoccupazione, ma il contributo di disoccupazione serve in un'area dove non c'è il lavoro. E questo crea un meccanismo di consenso.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Consenso e un controllo del territorio da condizionare il risultato delle elezioni. E' successo a Seminara, in provincia di Reggio, quando ad un mese dalle elezioni comunali del 2007 i Carabinieri intercettano esponenti del clan Gioffrè che ha gestito fondi pubblici mentre fanno la conta dei voti a favore del loro candidato. 


ANONIMO

….Allora compare. Quanti voti sono?


ANONIMO

…470… 550…1050 voti!


ANONIMO

…Vincimu!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Alla fine si, vinceranno e con 1058 voti. Un controllo e una precisione da far invidia al miglior istituto di sondaggio.


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Parliamo della provincia di Reggio Calabria. Questo mazzo di carte è un rapporto che la guardia di finanza ha fatto su una serie di aziende che hanno preso i fondi solo nella provincia di Reggio Calabria e solo per la 488: sono 152 pagine con i nomi di aziende e imprenditori che pur risultando con precedenti penali e affiliati a famiglie mafiose, comunque hanno ricevuto il contributo. Questo perché i controlli preventivi non si fanno, basta un'autocertificazione, poi quando saltano fuori le magagne allora si fanno i controlli e così si spendono altri soldi: per bloccare i fondi, per cercare di recuperarli, quando ci si riesce, per istruire dei processi inutili perché tanto la Cirielli manda poi tutto in prescrizione. Nel mezzogiorno solo nel 2006 sono stati erogati 1 miliardo e 400milioni di euro. Secondo gli investigatori 618 milioni sono stati truffati. Ma la pervasività del sistema, che arriva a controllare il territorio con la complicità di pezzi del mondo politico, pezzi del mondo bancario e consulenti, emerge quando succedono fatti più gravi. Siamo a Brescia è agosto 2006.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

E' il 26 agosto del 2006, in una villetta nei pressi di Brescia, viene sterminata la famiglia Cottarelli. La scena che si presenta agli occhi della polizia è agghiacciante: padre, madre e figlio legati e sgozzati. La gente è terrorizzata, ci sono stati 7 omicidi in pochi giorni. L'estrema destra organizza una manifestazione di protesta.


DAL TG1  DEL 28/8/2006

DONNA 1

Questa città è stata venduta agli extra comunitari.


DONNA 2

Bisogna mandarli via tutti, tutti, tutti, dal primo all'ultimo.


GIORNALISTA

Non c'è ancora la certezza che si tratti di stranieri.


DONNA 2

Non ha importanza, si sa che è così.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ma gli investigatori indagano sulle attività di Angelo Cottarelli e sulle sue società, in particolare sulla Dolma, una società che aveva il solo scopo di emettere fatture false. E poco tempo dopo vengono arrestati i presunti responsabili della strage. Sono 2 cugini siciliani, Vito e Salvatore Marino e vengono da Paceco, un paesino in provincia di Trapani. Si presume che abbiano ucciso Angelo Cottarelli per una questione di denaro. Ma cosa avevano a che fare con il bresciano?


ANONIMO

Queste sono terre del Marino e dei fratelli, che sono state sequestrate.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Chi vive da queste parti ha visto all'improvviso una collina che ha cambiato aspetto per la costruzione di due enormi capannoni: Vigna Verde, così si chiama l'azienda dove si doveva produrre ed imbottigliare vino biologico.


GIUSEPPE D'ANGELO – COMANDANTE PROVINCIALE GDF - TRAPANI

Questa era la zona imbottigliamento.


SIGFRIDO RANUCCI

Questa non ha mai lavorato?


GIUSEPPE D'ANGELO – COMANDANTE PROVINCIALE GDF - TRAPANI

Questa non ha mai lavorato! E poi c'era qui la zona dei silos.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'impianto è stato finanziato con la 488 grazie al patto territoriale Trapani sviluppo nord.


GIUSEPPE D'ANGELO – COMANDANTE PROVINCIALE GDF - TRAPANI

Questo impianto è costato circa 12 milioni di euro per lo Stato, in realtà è stato pagato sui 6 milioni di euro.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Perché lo Stato ha pagato tutto l'impianto invece di contribuire del 50%, regalando così ai Marino anche un bel gruzzolo da mettere in tasca? Come è stato possibile?


GIUSEPPE D'ANGELO – COMANDANTE PROVINCIALE GDF - TRAPANI

Si trattava di far triangolare il prodotto su 3 aziende diverse, quindi dal produttore, anziché andare a finire direttamente all'acquirente finale, veniva intermediata una società, che veniva chiamata società cartiera.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

I macchinari hanno l'etichetta dell'industria Guarnotta di Mazara del Vallo, ma i Marino invece di comprarli direttamente dalla ditta li hanno fatti transitare sulla carta attraverso la Dolma, la società  di Cottarelli, che aveva il solo scopo di gonfiare le fatture da portare allo Stato come rimborso per le spese sostenute. False le fatture, ma falsi anche i lavoratori di Vigna Verde.


ANONIMA

Lui non ci lavorava, gli hanno detto solo: "Tu firma questi fogli che noi ti facciamo la disoccupazione".


SIGFRIDO RANUCCI

Secondo questa busta paga suo marito avrebbe preso 1260 euro.


ANONIMA

Si ma chi li ha visti mai! Ma chi li ha visti mai.


GIOVANNI BURGARELLA - CGIL

Hanno utilizzato studenti, ragazzi studenti, ma non solo ma anche gente con problemi mentali. Serviva a loro per dimostrare alle istituzioni che siccome c'era l'obbligo di assumere della manodopera, in questa maniera risultavano assunti.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Fino al sequestro di Vigna Verde nessuno per anni si era accorto di nulla. Per esempio la Dolma, la società di Cottarelli che faceva le fatture gonfiate per i macchinari dei Marino, utilizzava una sua partita iva.


LUIGI MISERENDINO – AMM. GIUDIZIARIO VIGNA VERDE

La partita iva che Dolma utilizzava per queste fatture era, intanto una partita iva per la produzione di biscotti, e comunque era già cessata parecchi anni prima.


SIGFRIDO RANUCCI

Scusi ma chi è che avrebbe dovuto fare dei controlli?


LUIGI MISERENDINO – AMM. GIUDIZIARIO VIGNA VERDE

Le società che si occupano della istruttoria di questa pratiche di finanziamento non li fanno.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'ente che avrebbe dovuto controllare è Trapani Sviluppo Nord, di cui fanno parte alcuni amministratori pubblici locali, il direttore è Enrico Bassi e quando arriviamo troviamo solo una sua dipendente. Ma che tipo di controllo avrebbe dovuto fare ?


DIPENDENTE STUDIO

Vigilare anche che i lavori siano stati fatti.


SIGFRIDO RANUCCI

E come vigila se non vede…se non sono stati fatti materialmente, quanto sono costati??? Che tipo di vigilanza è?


DIPENDENTE STUDIO

Come che tipo di vigilanza…il capannone c'è! Almeno da quello che ho visto io dalle immagini…


SIGFRIDO RANUCCI

Allora…c'è il capannone, però se le macchine sono state pagate 100 invece di 50…Sono state fatte delle fatture false …


DIPENDENTE STUDIO

Si, si, ho capito io com'è andata…


SIGFRIDO RANUCCI

…per comprare le macchine agricole che venivano da una società che faceva fette biscottate.


DIPENDENTE STUDIO

Eh questo l'ho letto sul giornale, sinceramente non lo sapevo.


SIGFRIDO RANUCCI

Eh ma bastava fare una visura camerale per capire che c'era qualcosa che non andava. Cioè se a Lei l'avessero portata pranzo da un ferramenta si sarebbe insospettita o no?


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Come nasce il finanziamento di Vigna Verde e dei Marino all'interno del Patto territoriale ce lo spiega un esperto consulente della zona che conosce i fatti e ci racconta subito di un'anomalia…


ANONIMO

Non avrebbero dovuto passarla all'origine la pratica di Vigna Verde. Insomma in una provincia di Trapani dove ci sono 80 cantine, già esistenti, di cui la metà hanno chiuso…


SIGFRIDO RANUCCI

E perché hanno chiuso?


ANONIMO

Hanno chiuso perché ne hanno finanziati di più di quanti ce ne volevano.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Abbiamo capito che i finanziamenti all'impresa non vengono stabiliti in base ad una vera esigenza imprenditoriale…Ma allora qual è la logica? Nel 1999 la camera del commercio di Trapani e l'associazione industriali pianificano 3 patti territoriali che sembrano però assegnati in base ad una spartizione politica.


ANONIMO

Quello di Alcamo e la zona di Palermo ce l'ha Ferrara, ex sindaco di sinistra,quello della valle del Belice è tabù intoccabile in una roccaforte di sinistra.


SIGFRIDO RANUCCI

Le giunte di chi erano qua?


ANONIMO

Qua c'era una giunta di sinistra, questa era di destra.


SIGFRIDO RANUCCI

A destra chi, AN o Forza Italia?


ANONIMO

No, Mario Poma era UDC.


SIGFRIDO RANUCCI

UDC! Poi?


ANONIMO

Poi la Laudicina non so se era Forza Italia o qualcosa del genere. Custonaci AN, Busseto è sempre UDC, Paceco credo che era di sinistra. Ora per tutte queste decisioni dei 24 su 94 l'hanno adottate questi signori qua che facevano parte dei promotori del consorzio.


SIGFRIDO RANUCCI

Che è una lottizzazione praticamente?


ANONIMO

Lei è un bravo giornalista, sa quello che deve fare una volta che ha le carte.


SIGFRIDO RANUCCI

Mi faccia capire, chi è che ha sponsorizzato Vigna Verde in mezzo a questi?


ANONIMO

Ritengo che fossero dell'area di destra, UDC evidentemente. Bussavano alla porta continuamente alla Regione, parliamoci chiaro.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Dunque le varie giunte che compongono il patto decidono quali sono i progetti da finanziare. E così di 95 ne scelgono 24 con quello di Vigna Verde. La palla poi passa alle banche.


ANONIMO

E la seconda discrezionalità era data dalla banca in modo tale che…questo non è un operatore attendibile perché si è sognato la notte di fare una fabbrica di scarpe ma non è del settore, via!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ed il Banco di Sicilia dice che i Marino sono degni di essere finanziati per 24 milioni di euro. Chi avrebbe dovuto controllare che quello era il prezzo giusto per una cantina di quel tipo. Secondo il Ministero i controlli sulle pratiche di finanziamento dovevano essere fatti dalle banche concessionarie.


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

Fino al 2006 non era previsto nessun obbligo da parte della banca di andare a verificare de viso quindi a vedere se il capannone o l'altra opera fosse stata realizzata. Bisogna fare un controllo di tipo documentale.


SIGFRIDO RANUCCI

Potevo anche emettere delle fatture più alte rispetto a quello che avevo pagato, perché nessuno avrebbe controllato la comunità?


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

E, questo è nell'onestà dell'imprenditore naturalmente. Questo non veniva chiesto. Dal 2006…


SIGFRIDO RANUCCI

Scusi, ci è andata pure troppo bene secondo me


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

Insomma  ci è andata bene…il presupposto è che si lavori con delle persone oneste.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Dunque abbiamo capito che fino al 2006, ci siamo affidati all'onestà dell'imprenditore, ma oggi?


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

Se io imprenditore presento una fattura emessa da un impresa, da un mio fornitore, non è che la banca  è tenuta a verificare che quel fornitore esista e magari va a vedere anche  dove il fornitore…scusi è un controllo che se no non finisce mai da questo punto di vista.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma la truffa avviene attraverso questo sistema qua, ormai è chiaro da anni .


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

Cioè come dire…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè questo non è previsto della nuova legge?


DOMENICO SANTECECCA – DIR. CENTRALE AREA CORPORATE ABI

Non è previsto!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ma allora chi è che deve fare i controlli?


PIERO ANTONIO CINTI – DIRETTORE GENERALE – SVILUPPO ECONOMICO

C'è l'attività più di competenza delle banche che seguono l'iter dell'agevolazione e quindi dell'investimento, in tutte le fasi lo possono seguire.


SIGFRIDO RANUCCI

Si, ma è un controllo solamente sulla carta?


PIERO ANTONIO CINTI – DIRETTORE GENERALE – SVILUPPO ECONOMICO

No, no, no è un controllo in loco!


SIGFRIDO RANUCCI

Si limitano a dire che c'è lo stabilimento, poi quanto è costato questo stabilimento e quanto effettivamente è costato questo stabilimento o quanto effettivamente sono costati i macchinari dentro lo stabilimento, non lo fanno questo tipo di controllo però?


PIERO ANTONIO CINTI – DIRETTORE GENERALE – SVILUPPO ECONOMICO

No le banche lo debbono fare.


SIGFRIDO RANUCCI

Loro dicono di no?Che per legge non gli viene chiesto.


PIERO ANTONIO CINTI – DIRETTORE GENERALE – SVILUPPO ECONOMICO

Va bè faremo una riunione di chiarimento, a questo proposito, per dire alle banche che cosa più opportunamente debbono fare.


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè dopo dieci anni arriva il chiarimento?


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

In attesa del chiarimento, la discrezionalità sulle pratiche da finanziare è stata esercitata dalle banche. Ma come?


ANONIMO

Come veniva esercitata, Lei è bravo…se veniva esercitata per clientelismo, se veniva esercitata per volgare interesse economico, questo poi bisogna vedere caso per caso. Quindi poi affidavano al consulente, poi quello dialogava, parlava…


SIGFRIDO RANUCCI

Pagava…


ANONIMO

Probabilmente!


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Ai Marino siamo arrivati attraverso un omicidio compiuto a Brescia.  La loro azienda Vigna Verde utilizza l'imprenditore bresciano per gonfiare le fatture. Quello che però abbiamo capito che dentro al patto territoriale Vigna verde è il progetto piu' imponente , 24 milioni di euro per una cantina in una zona dove di cantine ce ne sono già tante. La cosa strana è che la cantina vale 10 invece viene valutata 40, sia da chi presenta il progetto, sia dalla banca che avalla, sia dalla regione che dal Ministero che approva. Ma chi sono questi Marino? Vito Marino  è figlio  del boss Girolamo Marino,  ucciso 20 anni fa in una guerra di mafia. Vito eredita dal padre più di 100 ettari di terreno che nel corso degli anni li fa rendere e così i Marino da contadini che erano si trasformano in imprenditori. Siamo in provincia di Trapani, precisamente a Paceco.


SIGFRIDO RANUCCI

Conoscevate i Marino?


UOMO 4

Marino? Chi?


SIGFRIDO RANUCCI

Si, Vito Marino, Salvatore Marino?


UOMO 4

No, no.


UOMO 5

Li conosciamo.


SIGFRIDO RANUCCI

Li conoscete voi? Perché sembra che siano imputati di un omicidio a Brescia. Che fa Lei, va via?


UOMO 6

No, no io sto aspettando un amico.


UOMO 5

Si, si li conosciamo. Sono nati a Paceco li conosciamo.


SIGFRIDO RANUCCI

Si dice che fossero i figli di un boss.


UOMO 5

Come?


SIGFRIDO RANUCCI

Che fossero i figli di un boss.


UOMO 5

Si, tutti boss…no, era un lavoratore, un contadino era. L'ammazzarono poi, 32 colpi gli spararono.


SIGFRIDO RANUCCI

Secondo Lei non sono stati loro ad ammazzare Cottarelli su a Brescia?


UOMO 5

Per me non sono stati loro.


SIGFRIDO RANUCCI

Sembra che sia stato il cugino, Salvatore.


UOMO 5

Salvatore, Salvatore…faceva il pane Salvatore.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ma quando stiamo per andar via , la versione sui Marino cambia.


UOMO 4

Io sono stato in galera con lui.


SIGFRIDO RANUCCI

A si? Con chi, con Salvatore o con Vito?


UOMO 4

Con Salvatore, tanto tempo fa.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma per che cosa?


UOMO 4

Non lo so io.


SIGFRIDO RANUCCI

Eh, non lo sai…dai, sei stato in galera…


UOMO 4

Non lo so, queste confidenze non si fanno.


UOMO 5

Forse era accusato per droga, forse era accusato per droga.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Dunque Salvatore aveva precedenti per droga e lo stesso Vito in passato aveva patteggiato la pena per una truffa aggravata, eppure lo Stato concede dei contributi a fondo perduto ai figli del boss.


SIGFRIDO RANUCCI

E' vero che suo fratello era considerato il boss della zona?


PIETRO MARINO

Si, lo consideravano ma quando è morto lui…nonostante…nemmeno la stampa è riuscita a…perché era portato come si dice…in pianta di mano da tutti


SIGFRIDO RANUCCI

Il mandante era Virga


PIETRO MARINO

Come?


SIGFRIDO RANUCCI

Il mandante dell'omicidio.


PIETRO MARINO

Non lo so, il mandante…Non so, hanno fatto tante persone, non lo so. Ci sono stati poi i pentiti che dicono che sono stati uno di Castelvetrano…e due di…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè l'attuale capo di Cosanostra sarebbe?


PIETRO MARINO

Non lo so se è attuale. …e due di Mazara del Vallo.


SIGFRIDO RANUCCI

La famiglia Marino secondo Lei ha ancora un potere a Paceco?


PIETRO MARINO

Non lo so, di stima forse noi... Mio nipote si è comportato bene


SIGFRIDO RANUCCI

Il sospetto che suo nipote, una parte di questi soldi li abbia ridati indietro per pagare tangenti, per pagare…


PIETRO MARINO

Non lo so, queste confidenze a me non me le ha date.


SIGFRIDO RANUCCI

Mi dica la verità…non è mai venuto nessun politico? Voi siete una famiglia importante qui, no? Qualche politico a chiedervi i voti, come si usa…


PIETRO MARINO

Da me non è venuto nessuno, da lui non lo so io…questo lo sa lui, che ne so io.


SIGFRIDO RANUCCI

Io, se facessi il politico e dovessi scegliere un interlocutore a Paceco, se io sono in cerca di voti, da voi vengo.


PIETRO MARINO

No, assolutamente!


SIGFRIDO RANUCCI

Lei si è chiesto perché tanti soldi ai suoi nipoti, tanti soldi a fondo perduto?


PIETRO MARINO

Mah, tanti soldi a fondo perduto…


SIGFRIDO RANUCCI

Cioè 20 milioni di euro sono una cifra importante.


PIETRO MARINO

Ma questi soldi sono stati spesi sono state realizzate delle opere che si possono controllare.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

I Marino avevano costruito, oltre Vigna Verde, anche altri impianti, finanziati però anche con i fondi della Regione.


ANONIMO

Questo è la Cerealseed società per raccolta grano…


SIGFRIDO RANUCCI

Questa ha lavorato?


CONSULENTE

Mai lavorato seppur ottenendo tutti i finanziamenti.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Per la Cerealseed i Marino avevano ottenuto mezzo milione di euro a fondo perduto. E poi l'Olearia Pacheco che ha avuto 2 milioni e 600 mila euro. C'era  poi anche la Rinascita, una cooperativa con circa 240 soci e che Vito Marino, nominato presidente, gestiva come se fosse di sua proprietà e per la quale aveva ottenuto 3 milioni e 700 mila euro a fondo perduto. L'unica a funzionare a pieno regime. Tutte però erano state gestite con il sistema della falsa fatturazione.


CONSULENTE

Le prime truffe le ha fatte sulla Rinascita, sulla Cerealseed e sull'Olearia Pacheco. Dopo di che ha deciso di fare il grande salto, sempre sotto la regia di Tartamella perché queste truffe, Marino da solo non sarebbe stato in grado di farle.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Francesco Tartamella, ragioniere di Trapani, e socio di Cottarelli. E' lui che mette in contatto i Marino con il bresciano. Intorno a lui ruotano una seri di società che funzionano con il sistema della falsa fatturazione. Ad un paio di km da Paceco, in questa palazzina, dovevano essere gestiti oltre 50 milioni di euro di contributi. E' la sede del Consorzio Sikelia e di altre società, come la Venere S.r.l. della famiglia di Paolo Ruggirello, deputato del movimento per l'autonomia e destinataria di circa 5 milioni di euro di fondi. E poi c'è l'Irsa, un centro di ricerca per il vino, che fa riferimento a Tartamella, finanziato per 4 milioni di euro. Ma anche qui un giro di fatture false.


LUIGI MISERENDINO – AMM. GIUDIZIARIO VIGNA VERDE

Questo riceveva fatture false per giustificare i 4 milioni di euro della ricerca.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Anche Tartamella era nel giro della produzione di vino. Nella sua cantina, "Vessillo di Vita" faceva un vino dal nome "Ciuri Ciuri", "Maria Carmela", "Malandrino" ed uno dal gusto molto particolare… "Baciamolemani". Ma la sorpresa più grande è quando gli investigatori entrano nel deposito di Tartamella. Vicino a "Vessillo di Vita" c'è un grande quantitativo di vino da etichettare, che è situato nei contenitori delle ditte dei Marino. Altro che invece è stato già etichettato: "Tralci di Ida" e "Vigne di Pompea" della tenuta Chiarelli. Ma di chi è la tenuta Chiarelli? Eccola, una vecchia Masseria ristrutturata, posata su una collina. Ai suoi piedi circa 50 ettari coltivati a vite. E siccome c'è poca acquaè stato costruito un lago artificiale.


SIGFRIDO RANUCCI

Salve, questa è la tenuta Chiarelli?


ANONIMO

Chiarelli si. E Cuffaro. Sono marito e moglie: quello si chiama Cuffaro e lei si chiama Chiarelli Giacoma.


SIGFRIDO RANUCCI

Questi sono tutti terreni del signor Cuffaro?


ANONIMO

Si, si, questi fichi d'india come anche le piante di pesca...queste qua sono viti giovani, piantate da un anno.


SIGFRIDO RANUCCI

Queste qui sono viti giovani?


ANONIMO

Si, si, ancora circa un anno.


SIGFRIDO RANUCCI

Questo è tutto suo?


ANONIMO

Si, si. C'è la piscina, si può salire.


SIGFRIDO RANUCCI

Quanti anni sono che la stanno costruendo?


ANONIMO

Mah, 7, 8 anni, che ci lavorano.


SIGFRIDO RANUCCI

E questa è una chiesa che si è costruito lui qua?


ANONIMO

Si, quello che c'era della vecchia pianta, corrispondeva. Perché non la voleva fare una cosa abusiva.


SIGFRIDO RANUCCI

Abusiva ,certo!


ANONIMO

Cioè come corrisponde dalla carta scritta.


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Il rag. Tartamella è un esperto in sovrafatturazioni, era in affari con Cottarelli, quello di Brescia  che faceva fatture false per conto dei Marino e si presume che per questo sia stato ucciso.


Il deposito di Tartamella è stato sequestrato dalla procura di Trapani e dentro è stata rinvenuta una partita di vino della tenuta Chiarelli, di proprietà della moglie dell'ex governatore della Sicilia Cuffaro. Cosa c'è di strano? Probabilmente nulla. Cuffaro ex governatore, ci manda  una mail in cui scrive "per motivi di tempo non mi sono mai occupato dell'azienda di famiglia, tant'è vero che ho nominato un amministratore. Quel vino è stato dissequestrato qualche mese fa , a prova del fatto che sia io che la mia famiglia non abbiamo nulla a che fare con la vicenda giudiziaria in corso. Pubblicità e poi vedremo qual è la vicenda giudiziaria in corso.


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Abbiamo visto che nella provincia di Trapani ci sono cantine di proprietà dei figli di un boss, i Marino, che incassano corposi contributi pubblici grazie a fatture gonfiate emesse da un imprenditore di Brescia, ucciso 1 anno e mezzo fa. I presunti colpevoli sembrano essere i Marino, che ora sono in carcere. Intanto le procure di Trapani e Brescia indagano e sono state raccolte testimonianze in base alle quali i contribuiti della 488 sarebbero concessi in cambio di mazzette che transitano dalle mani dei consulenti per finire in quelle di alcuni banchieri e sottosegretari del precedente e attuale governo oltre che funzionari della regione Sicilia. Inoltre ci sono testimoni che raccontano che gli imprenditori beneficiati dei contributi pubblici sono stati chiamati a raccolta dal rag. Tartamella per finanziare la campagna elettorale di Cuffaro. 


SIGFRIDO RANUCCI

Senta ma questa storia dei finanziamenti è vera o no? I finanziamenti che tornavano alla politica?


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

Non si può dire niente!


SIGFRIDO RANUCCI

E' quello il problema!


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

E' quello il problema!


SIGFRIDO RANUCCI

Signor Presidente, buongiorno!


SALVATORE CUFFARO

Non voglio fare interviste.


SIGFRIDO RANUCCI

Presidente…


SALVATORE CUFFARO

Non voglio fare interviste, non lo decide Lei va bene?


SIGFRIDO RANUCCI

Assolutamente!


SALVATORE CUFFARO

Quando deciderò di fare delle interviste lo deciderò io.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma non sulla sentenza Presidente.


SALVATORE CUFFARO

Ma non voglio fare interviste! Ma Lei non è che mi può obbligare.


SIGFRIDO RANUCCI

Ma no assolutamente.


SALVATORE CUFFARO

Guardi è inutile.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L'ex presidente Cuffaro dopo la sentenza di condanna in primo grado per favoreggiamento di soggetti ritenuti appartenenti a Cosa Nostra e concorso in rivelazione dei segreti d'ufficio, ha deciso di rimanere in silenzio. Oggi però, l'ex governatore va particolarmente di fretta. Sta per cominciare in Sicilia la campagna elettorale dell'Udc. L'appuntamento con gli elettori è al solito posto: all'Astoria Palace. Tra i primi ad arrivare c'è il senatore Calogero Mannino.


DONNA

Le mie preghiere, le mie preghiere, le mie preghiere! Come sta senatore? Le presento il piccolo che Lei già conosceva e che dobbiamo sempre…i miei grandi? Ora li faccio scendere per Pasqua. Mio marito l'ha salutato? Guido, l'hai salutato il senatore?


SPEAKER

"E' arrivato il nostro presidente Cuffaro!"


SALVATORE CUFFARO

Non ce l'ho con voi, so che siete persone per bene, però io non ne ho fatte più a nessuno. Non sono andato a Porta a Porta, non sono andato a Ballarò, non sono andato ad Anno Zero dove mi hanno processato…


SIGFRIDO RANUCCI

Questa storia dei finanziamenti, Tartamella…


SALVATORE CUFFARO

Non lo conosco, non so chi sia. Giuro che non lo conosco, non so chi sia.


SIGFRIDO RANUCCI

Senta Presidente, mi spiega solo perché ai Marino tutti quei soldi? Presidente?


SALVATORE CUFFARO

Chiedetelo a chi glieli ha dati!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Ai Marino, accusati di omicidio e figli del boss di Paceco, i soldi sono stati dati dallo Stato e dalla Regione Sicilia.


SALVATORE CUFFARO

Fate entrare quelli di Paceco…ehm…di Pachino che devono parlare con…


SIGFRIDO RANUCCI

Di Paceco ha detto? Presidente?


SALVATORE CUFFARO

Ma mi vedete ogni giorno, non mi saltate attorno 2 mila persone, ve lo chiedo per titolo di cortesia…


SIGFRIDO RANUCCI

Ma Lei i finanziamenti a Cuffaro li ha portati nel 2000, nel 2001?


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

Se Lei mi fa sempre le stesse domande io non Le posso rispondere. Io su questo non Le posso rispondere.


SIGFRIDO RANUCCI

Vabbè.


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

Non lo conosco sinceramente. Parola mia, d'onore! Conosco persone vicino a lui. C'è tutta una serie di…i passaggi diretti non riesce a dimostrarli Lei. Ma se andate a monte, andate a capire …e lì è lo scossone veramente che date!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il ragionier Tartamella allora ci racconta come funziona un sistema.


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

Dovete partire dallo studio dove ha fatto approvare il finanziamento. Da lì, la catena che lega con la consulenza del Ministero e la catena del politico che assegna dal Ministero la consulenza. E' questa la catena, è facile! Ma se nessuno la vuole vedere….perché questo sistema ti copre, so forti. Lei non riuscirà a dimostrare una tangente, non ci riuscirà mai. Mi segua le do un imput che Lei…io sono il consulente del Ministero e strutturo il bando, dove già dico che a monte del bando c'è un 7, un 10, un 12% di progettazione finanziaria agli studi, e poi delego l'istituto che deve controllare e dare la graduatoria…tengo tutti per le palle o no? Mi risponda!


SIGFRIDO RANUCCI

Si, si, si.


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

E' lì che dovete guardare. E' lì!


SIGFRIDO RANUCCI

Ma è fatto a posta questo sistema secondo Lei?


FRANCESCO TARTAMELLA - RAGIONIERE

Certamente!


MILENA GABANELLI IN STUDIO


In data 8 maggio 2007 la commissione antimafia manda una lettera a Cuffaro con la quale chiede spiegazioni in merito alle erogazioni di un contributo all'azienda Vigna Verde – sequestrata – e di proprietà dei Marino di Paceco – figli del boss e accusati di omicidio per questo in carcere. La risposta arriva  3 mesi dopo il 10 agosto la regione Sicilia scrive: daremo corso alla pratica di finanziamento, nonostante le indagini, perché non ci sono arrivate comunicazioni contrarie. Ha dovuto pensarci la magistratura a stoppare questo finanziamento, altrimenti anche l'ultima tranche sarebbe finita nelle tasche dei figli del boss. Secondo la procura di Trapani che sta indagando proprio su questi fatti, il meccanismo per ottenere fondi sarebbe questo: la politica sceglie i grandi studi di consulenza e le banche che avallano i progetti. Gli stessi consulenti poi strutturano per l'imprenditore il finanziamento e lo strutturano gonfiando il progetto. In questo modo creano i presupposti per gonfiare le fatture e così si ottiene il fondo nero con il quale pagare i consulenti, i funzionari di banca,di Ministeri, di regioni e su fino al politico. Su questo sta indagando la procura di Trapani. Noi invece però torniamo in provincia di Trapani dove di denaro pubblico ne è arrivato proprio tanto, qualche progetto sarà andato a buon fine, ma qualcun'altro no. Di sicuro si è investito molto in vigneti e cantine.  


SAVERIO PICCIONE – SEGRETARIO CGIL TRAPANI

Negli ultimi anni sono arrivati qualcosa come 3 mila miliardi delle vecchie lire.


SIGFRIDO RANUCCI

E' una piccola finanziaria?


SAVERIO PICCIONE – SEGRETARIO CGIL TRAPANI

E' una piccola finanziaria, una montagna di risorse che purtroppo non ha prodotto i risultati che auspicavamo. Non c'è stato lo sviluppo, non c'è stata la crescita del lavoro, non c'è stata l'occupazione. Probabilmente se i lavoratori fossero rimasti a casa e sarebbero stati pagati dallo Stato, lo Stato avrebbe risparmiato di sicuro.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il 15 Aprile 2005 Vito Marino acquista il 20% della società Terre del Sole, nello stesso giorno cioè in cui diventa consigliere Alessandro Massinelli, fratello di Marcello. E chi è Marcello Massinelli ce lo dice lui stesso in qualità di teste nel processo a Cuffaro. 


DAL PROCESSO AIELLO – CUFFARO - TALPE ALLA DDA DEL 12/02/2006

ALESSANDRO MASSINELLI

Ho avuto un'esperienza di consulenza al Ministero del Tesoro sulla programmazione negoziata.


P.M.

Con quale ministro scusi?


ALESSANDRO MASSINELLI

Allora c'era come sottosegretario il senatore Cusumano. Poi ho avuto un'esperienza come consulente del governo regionale Capodicasa con l'allora assessore all'industria Manzullo. Successivamente come consulente del Presidente Cuffaro. Per la parte privata ho seguito diversi investimenti sia in Sicilia ma nel resto d'Italia anche all'estero.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Massinelli è stato  dunque consulente finanziario per la 488 per la pubblica amministrazione. Ma anche per le aziende private. Ha gestito patti territoriali e dal 2002 è anche nel consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia, dell'ente cioè che vaglia e finanzia le pratiche. Ma probabilmente sono solo coincidenze, e a proposito di coincidenze ce n'è anche un'altra: nel deposito di Tartamella con quello di Cuffaro, c'è anche il vino "Villa del Casale". La società che lo produce divide la sua sede con Euforbia, la più importante società di consulenza per i finanziamenti pubblici di Trapani nel settore vitivinicolo. Euforbia è per metà di Salvatore Calvanico e chi è Salvatore Calvanico ?


SIGFRIDO RANUCCI

Cercavo il signor Calvanico.


SEGRETARIA

Il dottor Calvanico praticamente in ufficio non ci sta quasi mai.


SIGFRIDO RANUCCI

Calvanico era consulente dell'ex Presidente Cuffaro.


SEGRETARIA

Del Presidente Cuffaro, si.


SIGFRIDO RANUCCI

Consulente agricolo?


SEGRETARIA

Si.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Questa mattina però, c'è il consiglio di amministrazione dell'Ismea, è Calvanico c'è.


LUCA CHIANCA

Buongiorno, il Dott. Calvanico?


SALVATORE CALVANICO

No!


LUCA CHIANCA

Non è Lei?


SALVATORE CALVANICO

No, no!


LUCA CHIANCA

Senta cercavo il dott. Calvanico?


GUARDIA GIURATA

Non c'è.


LUCA CHIANCA

Ma come adesso l'ho visto entrare?


GUARDIA GIURATA

Si, ci doveva essere però non c'è.


LUCA CHIANCA

Comunque era lui?


GUARDIA GIURATA

Si, però non, però sta facendo delle cose… non so.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Insomma c'è e non c'è, anche perché di cose da fare Calvanico ne ha davvero tante. Oltre a  che a quello dell'Ismea, siede anche nei consigli di amministrazione di altre società dove si studiano strategie per finanziare altre imprese, è consigliere della Ciem, poi è socio della Tellus e amministratore della Leonardo Engineering, e poi è a Roma in piazza del parlamento dove c'è la sede della Holding sviluppo industriale di cui è amministratore unico. Insomma Calvanico per il doppio ruolo che ha in qualità di esperto agricolo della Regione, di consulente per le imprese sembra essere la persona giusta a cui presentare le pratiche per ottenere i contributi.


ANONIMO

Siamo nel ‘99. Che poi non è che hanno solo approvato Trapani Nord, fu l'infornata di tutti i patti in Sicilia. Ne vennero approvati 12 industriali ed 11 agricoli. Detto amichevolmente il consulente della Regione del quale bisognava andare era un certo Calvanico, che era il Consulente del Presidente della Regione, che aveva una sua società di consulenza, la Euforbia. Chi passava da quella strada al 90% passava. Io ho conosciuto una volta, due volte, il Calvanico, ho capito il tipo… e non ho voluto avere rapporti.


SIGFRIDO RANUCCI

Quindi o si passa per Calvanico oppure…


ANONIMO

E' una mia idea.


SIGFRIDO RANUCCI

Ed in cambio che ricevevano?


ANONIMO

Non lo dica a me, io non faccio questo tipo di lavoro.


SIGFRIDO RANUCCI

Riceveva soldi?


ANONIMO

Eh?


SIGFRIDO RANUCCI

Soldi?


ANONIMO

Probabilmente!


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Calvanico ci scrive di non essere mai stato il consulente di Cuffaro e l'ex Presidente della Regione ce lo conferma via mail. In un resoconto stenografico del senato però l'ex Presidente della Regione interviene in una commissione sull'emergenza idrica ed è accompagnato proprio da  Calvanico, che viene presentato alle istituzioni come l'esperto del Presidente della Regione Sicilia. Sta di fatto che a Trapani, secondo gli atti della Procura, Calvanico sarebbe legato anche ad Agriturpesca che ha la sede all'interno del palazzo della Presidenza della Provincia, dove è responsabile del Patto Territoriale per l'agricoltura, la pesca ed il turismo. A gestire milioni di euro troviamo una donna sola con un computer.


IMPIEGATA

Non c'è nessuno, che è un patto…


SIGFRIDO RANUCCI

La sede è qui però?


IMPIEGATA

La sede è questa, si.


SIGFRIDO RANUCCI

Volevamo qualche opuscolo di Agriturpesca.


IMPIEGATA

No, non abbiamo niente.


SIGFRIDO RANUCCI

Brochure, cose, niente?


IMPIEGATA

No, assolutamente non abbiamo un logo, non abbiamo…cioè a livello di pubblicità, no, anche perché non serve.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

La pubblicità non serve anche perché lo sponsor migliore è proprio Calvanico, che viene intercettato mentre cerca di far inserire nella finanziaria regionale del 2007 un contributo per Agriturpesca. Sull' isola di Pantelleria non c'e' appezzamento di terreno che non sia stato coltivato a passito, e qui negli ultimi anni e' caduta una pioggia di contributi pubblici, a gestire parte dei finanziamenti e' stata proprio Agriturpesca. Tra coloro che hanno ottenuto i fondi anche l'ex ministro dell'agricoltura Calogero mannino, che è proprietario di questi terreni oltre che essere di fatto il dominus della società Abraxas, intestata al figlio, Salvatore. All' Abraxas è stato destinato un contributo a fondo perduto che, secondo la procura di Marsala, sarebbe stato ottenuto presentando documentazione falsa.


SIGFRIDO RANUCCI

Sono Ranucci della Rai, posso farLe qualche domanda?


CALOGERO MANNINO

E che succede, la Rai qua cosa fate?


SIGFRIDO RANUCCI

Si è parlato di sprechi, da sempre, troppi sprechi, troppe truffe con la 488.


CALOGERO MANNINO

Ma certamente ci saranno degli sprechi, però non farei delle generalizzazioni. Farei innanzitutto l'inventario delle tante iniziative che prima con la legge 64 e poi con la 488 sono state realizzate al Sud, anche qui a Pantelleria.


SIGFRIDO RANUCCI

Lei ha una cantina qui a Pantelleria?


CALOGERO MANNINO

Si, ho una piccola cantina.


SIGFRIDO RANUCCI

Ci sono stati anche dei problemi riguardo degli accertamenti in merito ad una presunta truffa alla 488?


CALOGERO MANNINO

Io credo proprio che quella truffa non esista. Chiunque, anche Lei che ha una bella macchina da ripresa, possa venire a vedere cosa è quella cantina.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

La cantina c'è e vista da fuori è molto bella. La Procura di Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex ministro, per tentata truffa ai danni dello Stato, perché a giustificazione dei lavori fatti avrebbe presentato delle fatture gonfiate.


SIGFRIDO RANUCCI

Si è parlato di fatture gonfiate per oltre 600 mila euro?


CALOGERO MANNINO

Son tutte balle, son tutte cose che non esistono. Noi vogliamo che vengano a fare dei controlli non cartacei, controlli sull'opera. Troveranno una cantina bellissima, reale, c'è, è lì, si vede, lavora!


SIGFRIDO RANUCCI

Ci sono state secondo Lei troppe truffe sulla 488?


CALOGERO MANNINO

Bisognerebbe chiederlo al Ministro Bersani.


SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Calogero Mannino è stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, poi la cassazione ha deciso che il processo era da rifare. Il prefetto di Palermo gli ha comunque negato il certificato antimafia, e l'ex ministro ha dovuto dimettersi dalla presidenza del Cerisdi, centro di eccellenza della Regione Sicilia, perché senza certificato antimafia Calogero mannino non poteva amministrare fondi pubblici.


SIGFRIDO RANUCCI

Lei ha avuto una polemica ultimamente col prefetto Marino per il rilascio del certificato antimafia


CALOGERO MANNINO

No, no…Lei….


SIGFRIDO RANUCCI

E' necessario il certificato antimafia?


CALOGERO MANNINO

No, guardi io sono un parlamentare, io sono un uomo di Stato.


SIGFRIDO RANUCCI

E secondo Lei andrebbe chiesto a chi si candida il certificato antimafia?


CALOGERO MANNINO

Si, si, si, si, si. a tutti, a tutti.


MILENA GABANELLI IN STUDIO

Se vuoi ottenere i contributi è richiesto di produrre il certificato antimafia, che abbiamo visto da solo non basta. Per amministrare lo Stato non è richiesto nulla. E forse è giusto così, perché non deve essere un prefetto a decidere chi ci amministra, ma i partiti quando scelgono i loro candidati. E alla politica si chiede per esempio di avere il pudore di non utilizzare il denaro pubblico né direttamente né indirettamente per farsi l'azienda vinicola di famiglia.


Comunque tutto quello che abbiamo visto è finito a Bruxelles che oggi scrive: "Sicilia e Calabria hanno il primato per frodi e irregolarità sui fondi europei destinati all'Italia."


I Ministri che dal 96 ad oggi hanno firmato gli assegni destinati alla 488 sono stati: Enrico Letta, Marzano per 4 anni consecutivi, Scajola, Bersani anche lui per 4 anni . Proprio Bersani, finalmente se ne è accorto era ora ed ha detto recentemente "chiudo la 488 perché tanti miliardi di euro fra fondi europei e quelli provenienti dalle nostre tasche sono finiti nelle mani della criminalità organizzata e in progetti senza capo né coda". Aveva predisposto una serie di provvedimenti che in qualche modo sarebbero stati fondamentali per impedire tanto sperpero, ma poi il governo è caduto.


Vedremo cosa succederà al prossimo.


Una buona notizia ce l'abbiamo anche oggi.


 

mercoledì 9 aprile 2008

Leonardo Sciascia e la Mafia

I professionisti dell'Antimafia

di Leonardo Sciascia


Autocitazioni, da servire a coloro che hanno corta memoria o/e lunga malafede e che appartengono prevalentemente a quella specie (molto diffusa in Italia) di persone dedite all'eroismo che non costa nulla e che i milanesi, dopo le cinque giornate, denominarono "eroi della sesta":


1) "Da questo stato d'animo sorse, improvvisa, la collera. Il capitano sentì l'angustia in cui la legge lo costringeva a muoversi; come i suoi sottufficiali vagheggiò un eccezionale potere, una eccezionale libertà di azione: e sempre questo vagheggiamento aveva condannato nei suoi marescialli. Una eccezionale sospensione delle garanzie costituzionali, in Sicilia e per qualche mese: e il male sarebbe stato estirpato per sempre. Ma gli vennero nella memoria le repressioni di Mori, il fascismo: e ritrovò la misura delle proprie idee, dei propri sentimenti... Qui bisognerebbe sorprendere la gente nel covo dell'inadempienza fiscale, come in America. Ma non soltanto le persone come Mariano Arena; e non soltanto qui in Sicilia. Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere le mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto (...), sarebbe meglio se si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuoriserie, le mogli, le amanti di certi funzionari e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso. (II giorno della civetta, Einaudi, Torino, 1961).


2) "Ma il fatto è, mio caro amico, che l'Italia è un così felice Paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua... Ho visto qualcosa di simile quarant'anni fa: ed è vero che un fatto, nella grande e nella piccola storia, se si ripete ha carattere di farsa, mentre nel primo verificarsi è tragedia; ma io sono ugualmente inquieto". (A ciascuno il suo, Einaudi, Torino, 1966).


Il punto focale

Esibite queste credenziali che, ripeto, non servono agli attenti e onesti lettori, e dichiarato che la penso esattamente come allora, e nei riguardi della mafia e nei riguardi dell'antimafia, voglio ora dire di un libro recentemente pubblicato da un editore di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro: Rubbettino. Il libro s'intitola “La mafia durante il fascismo”, e ne è autore Christopher Duggan, giovane "ricercatore" dell'Università di Oxford e allievo dì Denis Mack Smith, che ha scritto una breve presentazione del libro soprattutto mettendone in luce la novità e utilità nel fatto che l'attenzione dell'autore è rivolta non tanto alla "mafia in sé" quanto a quel che "si pensava la mafia fosse e perché": punto focale, ancora oggi, della questione: per chi - si capisce- sa vedere, meditare e preoccuparsi; per chi sa andare oltre le apparenze e non si lascia travolgere dalla retorica nazionale che in questo momento del problema della mafia si bea come prima si beava di ignorarlo o, al massimo, di assommarlo al pittoresco di un'isola pittoresca, al colore locale, alla particolarità folcloristica.

Ed è curioso che nell'attuale consapevolezza (preferibile senz'altro - anche se alluvionata di retorica - all'effettuale indifferenza di prima) confluiscano elementi di un confuso risentimento razziale nei riguardi della Sicilia, dei siciliani: e si ha a volte l'impressione che alla Sicilia non si voglia perdonare non solo la mafia, ma anche Verga, Pirandello e Guttuso.

Ma tornando al discorso: non mi faccio nemmeno l'illusione che quei miei due libri, cui i passi che ho voluto ricordare, siano serviti - a parte i soliti venticinque lettori di manzoniana memoria (che non era una iperbole a rovescio, dettata dal cerimoniale della modestia poiché c'è da credere che non più di venticinque buoni lettori goda, ad ogni generazione un libro) - siano serviti ai tanti, tantissimi che l'hanno letto ad apprender loro dolorosa e in qualche modo attiva coscienza del problema: credo i più li abbiano letti, per così dire, "en touriste", allora; e non so come li leggano oggi. Tant'è che allora il "lieto fine" - e se non lieto edificante - era nell'aria, per trasmissione del potere a quella cultura che, anche se marginalmente, lo condivideva: come nel film In nome della legge, in cui letizia si annunciava nel finale conciliarsi del fuorilegge alla legge.

Ed è esemplare la vicenda del dramma La mafia di Luigi Sturzo. Scritto nel 1900, e rappresentato in un teatrino di Caltagirone, non si trovò tra le carte di Sturzo, dopo la sua morte, il quinto atto che lo completava; e lo scrisse Diego Fabbri, volgarmente pirandelleggiando e con edificante conclusione. Ritrovati più tardi gli abboni di Sturzo per il quinto atto, si scopriva la ragione per cui la "pièce" era stata dal suo autore chiamata dramma (il che avrebbe dovuto essere per Fabbri avvertimento e non a concluderla col trionfo del bene): andava a finir male e nel male, coerentemente a quel che don Luigi Sturzo sapeva e vedeva. Siciliano di Caltagirone, paese in cui la mafia allora soltanto sporadicamente sconfinava, bisogna dargli merito di aver avuto chiarissima nozione del fenomeno nelle sue articolazioni, implicazioni e complicità; e di averlo sentito come problema talmente vasto, urgente e penoso da cimentarsi a darne un "esempio" (parola cara a san Bernardino) sulla scena del suo teatrino. E come poi dal suo Partito Popolare sia venuta fuori una Democrazia Cristiana a dir poco indifferente al problema, non è certo un mistero: ma richiederà, dagli storici, un'indagine e un'analisi di non poca difficoltà. E ci vorrà del tempo; almeno quanto ce n'è voluto per avere finalmente questa accurata indagine e sensata analisi di Christopher Duggan su mafia e fascismo.


Nel primo fascismo

L'idea, e il conseguente comportamento, che il primo fascismo ebbe nei riguardi della mafia, si può riassumere in una specie di sillogismo: il fascismo stenta a sorgere là dove il socialismo è debole: in Sicilia la mafia è già fascismo. Idea non infondata, evidentemente: solo che occorreva incorporare la mafia nel fascismo vero e proprio. Ma la mafia era anche, come il fascismo, altre cose. E tra le altre cose che il fascismo era, un corso di un certo vigore aveva l'istanza rivoluzionaria degli ex combattenti dei giovani che dal Partito Nazionalista di Federzoni per osmosi quasi naturale passavano al fascismo o al fascismo trasmigravano non dismettendo del tutto vagheggiamenti socialisti ed anarchici: sparute minoranze, in Sicilia; ma che, prima facilmente conculcate, nell'invigorirsi del fascismo nelle regioni settentrionali e nella permissività e protezione di cui godeva da parte dei prefetti, dei questori, dei commissari di polizia e di quasi tutte le autorità dello Stato; nella paura che incuteva ai vecchi rappresentanti dell'ordine (a quel punto disordine) democratico, avevano assunto un ruolo del tutto sproporzionato al loro numero, un ruolo invadente e temibile. Temibile anche dal fascismo stesso che - nato nel Nord in rispondenza agli interessi degli agrari, industriali e imprenditori di quelle regioni e, almeno in questo, ponendosi in precisa continuità agli interessi "risorgimentali" - volentieri avrebbe fatto a meno di loro per più agevolmente patteggiare con gli agrari siciliani e quindi con la mafia. E se ne liberò, infatti, appena, dopo lì delitto Matteotti, consolidatosi nel potere: e ne fu segno definitivo l'arresto di Alfredo Cucco (figura del fascismo isolano, di linea radical-borghese e progressista, per come Duggan e Mack Smith lo definiscono, che da questo libro ottiene, credo giustamente, quella rivalutazione che vanamente sperò di ottenere dal fascismo, che soltanto durante la repubblica di Salò lo riprese e promosse nei suoi ranghi).

Nel fascismo arrivato al potere, ormai sicuro e spavaldo, non è che quella specie di sillogismo svanisse del tutto: ma come il fascismo doveva, in Sicilia, liberarsi delle frange "rivoluzionarie" per patteggiare con gli agrari e gli esercenti delle zolfare, costoro dovevano - garantire al fascismo almeno l'immagine di restauratore dell'ordine - liberarsi delle frange criminali più inquiete e appariscenti.


Le guardie del feudo

E non è senza significato che nella lotta condotta da Mori contro la mafia assumessero ruolo determinante i campieri (che Mori andava solennemente decorando al valor civile nei paesi "mafiosi"): che erano, i campieri, le guardie del feudo, prima insostituibili mediatori tra la proprietà fondiaria e la mafia e, al momento della repressione di Mori, insostituibile elemento a consentire l'efficienza e l'efficacia del patto. Mori, dice Duggan, "era per natura autoritario e fortemente conservatore", aveva "forte fede nello Stato", "rigoroso senso del dovere". Tra il '19 e il '22 si era considerato in dovere di imporre anche ai fascisti il rispetto della legge: per cui subì un allontanamento dalle cariche nel primo affermarsi del fascismo, ma forse gli valse - quel periodo di ozio - a scrivere quei ricordi sulla sua lotta alla criminalità in Sicilia dal sentimentale titolo di Tra le zagare, oltre che la foschia che certamente contribuì a farlo apparire come l'uomo adatto, conferendogli poteri straordinari, a reprimere la virulenta criminalità siciliana.

Rimasto inalterato il suo senso del dovere nei riguardi dello Stato, che era ormai lo Stato fascista, e alimentato questo suo senso del dovere da una simpatia che un conservatore non liberale non poteva non sentire per il conservatorismo in cui il fascismo andava configurandosi, l'innegabile successo delle sue operazioni repressive (non c'è, nei miei ricordi, un solo arresto effettuato dalle squadre di Mori in provincia di Agrigento che riscuotesse dubbio o disapprovazione nell'opinione pubblica) nascondeva anche il giuoco di una fazione fascista conservatrice e di un vasto richiamo contro altra che approssimativamente si può dire progressista, e più debole.

Sicché se ne può concludere che l'antimafia è stata allora strumento di una fazione, internamente al fascismo, per il raggiungimento di un potere incontrastato e incontrastabile. E incontrastabile non perché assiomaticamente incontrastabile era il regime - o non solo: ma perché talmente innegabile appariva la restituzione all'ordine pubblico che il dissenso, per qualsiasi ragione e sotto qualsiasi forma, poteva essere facilmente etichettato come "mafioso". Morale che possiamo estrarre, per così dire, dalla favola (documentatissima) che Duggan ci racconta. E da tener presente: l'antimafia come strumento di potere. Che può benissimo accadere anche in un sistema democratico, retorica aiutando e spirito critico mancando.

E ne abbiamo qualche sintomo, qualche avvisaglia. Prendiamo, per esempio, un sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi - in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei - come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra (che sono tanti, in ogni paese, in ogni città: dall'acqua che manca all'immondizia che abbonda), si può considerare come in una botte di ferro. Magari qualcuno molto timidamente, oserà rimproverargli lo scarso impegno amministrativo; e dal di fuori. Ma dal di dentro, nel consiglio comunale e nel suo partito, chi mai oserà promuovere un voto di sfiducia, un'azione che lo metta in minoranza e ne provochi la sostituzione? Può darsi che, alla fine, qualcuno ci sia: ma correndo il rischio di essere marchiato come mafioso, e con lui tutti quelli che lo seguiranno. Ed è da dire che il senso di questo rischio, di questo pericolo, particolarmente aleggia dentro la Democrazia Cristiana: "et pour cause", come si è tentato prima dl spiegare. Questo è un esempio ipotetico.

Ma eccone uno attuale ed effettuato. Lo si trova nel "notiziario straordinario n. 17" (10 settembre 1986) del Consiglio Superiore della Magistratura. Vi si tratta dell'assegnazione del posto di Procuratore della Repubblica a Marsala al dottor Paolo Emanuele Borsellino e dalla motivazione con cui si fa proposta di assegnargliela salta agli occhi questo passo: "Rilevato, per altro, che per quanto concerne i candidati che in ordine di graduatoria precedono il dott. Borsellino, si impongono oggettive valutazioni che conducono a ritenere, sempre in considerazione della specificità del posto da ricoprire e alla conseguente esigenza che il prescelto possegga una specifica e particolarissima competenza professionale nel settore della delinquenza organizzata in generale e di quella di stampo mafioso in particolare, che gli stessi non siano, seppure in misura diversa, in possesso di tali requisiti con la conseguenza che, nonostante la diversa anzianità di carriera, se ne impone il "superamento" da pane del più giovane aspirante".


Per far carriera

Passo che non si può dire un modello di prosa italiana, ma apprezzabile per certe delicatezze come "la diversa anzianità", che vuoi dire della minore anzianità del dottor Borsellino, e come quel "superamento", (pudicamente messo tra virgolette), che vuoi dire della bocciatura degli altri, più anziani e, per graduatoria, più in diritto di ottenere quel posto. Ed è impagabile la chiosa con cui il relatore interrompe la lettura della proposta, in cui spiega che il dottor Alcamo -che par di capire fosse il primo in graduatoria - è "magistrato di eccellenti doti", e lo si può senz'altro definire come "magistrato gentiluomo", anche perché con schiettezza e lealtà ha riconosciuto una sua lacuna "a lui assolutamente non imputabile": quella di non essere stato finora incaricato di un processo di mafia. Circostanza "che comunque non può essere trascurata", anche se non si può pretendere che il dottor Alcamo "piatisse l'assegnazione di questo tipo di procedimenti, essendo questo modo di procedere tra l'altro risultato alieno dal suo carattere". E non sappiamo se il dottor Alcamo questi apprezzamenti li abbia quanto più graditi rispetto alta promozione che si aspettava.

I lettori, comunque, prendano atto che nulla vale più, in Sicilia, per far carriera nella magistratura, del prender parte a processi di stampo mafioso. In quanto poi alla definizione di "magistrato gentiluomo", c'è da restare esterrefatti: si vuol forse adombrare che possa esistere un solo magistrato che non lo sia?


Corriere della Sera (10 gennaio 1987)


martedì 26 febbraio 2008

Il profeta


Il giornalista è diventato il nemico numero uno del Polo "La cosa più impressionante sono le telefonate anonime"


Montanelli: "L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista"


"Quell'uomo è una malattia: si cura solo con il vaccino Una bella iniezione di Cavaliere premier per diventare immuni"


di LAURA LAURENZI  


MILANO - Sembra essere diventato il nemico numero uno del Polo. Berlusconi gli dà del bugiardo e dell'ingrato, Fini lo descrive come l'ennesimo giornalista "strumentalizzato" dalla sinistra, i giornali della destra portano il suo nome nei titoli di testa in prima pagina. La sua "colpa" è il tradimento: ha dichiarato di votare per il centrosinistra, ha partecipato alla trasmissione di Santoro, dove - capo d'imputazione gravissimo - ha persino dato ragione alla ricostruzione fatta da Marco Travaglio sulle vicende del Giornale. Indro Montanelli ha risposto con le sue armi: un editoriale al veleno sul Corriere della sera in cui restituisce l'accusa di mendacio al Cavaliere, gli replica punto per punto e chiosa: "Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito". Dopo l'articolo, da ieri mattina il suo telefono non ha fatto che suonare.


"La cosa più impressionante - racconta Montanelli - sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile. Dicevano tutte la stessa cosa: delle invasate che urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi! Io, capirai? Come se io fossi stato mantenuto da Berlusconi".


Insomma, siamo alle minacce.


"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo".


Lei sembra veramente spaventato.


"No, spaventato no: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere".

Ma lei è sicuro che la partita elettorale sia già giocata? Il centrosinistra non ha nessuna possibilità di battere Berlusconi?


"Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino".


Lei, Montanelli, oggi è diventato il problema politico principale del centrodestra. Da qualche giorno il suo nome è al centro delle dichiarazioni degli uomini del Polo.

"E' strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.".

Tutta questa polemica è nata dal programma di Luttazzi. Lei vede programmi di satira politica in televisione? Come li giudica?


"Ne vedo, come no. Beh: l'unico modo per combattere questa cosa è la satira. Che sia sempre fatta bene però non direi, molto spesso è volgare anche quella. Ma forse è peggiore la facilità, la spontaneità con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri. Lui racconta a modo suo la fine della mia direzione al Giornale, il giorno dopo la mia uscita, quando non ho potuto certamente influire più sulla stesura della cronaca. Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. Berlusconi sostiene che io ero al Giornale sognando di farne un altro: non sta né in cielo né in terra. Questa menzogna è semplicemente una scemenza: quanta volgarità, quanta bassezza".


la Repubblica (26 marzo 2001)

sabato 6 ottobre 2007

Le profezie di Licio Gelli


Intervista a Gelli: "Guardo il Paese, leggo i giornali e dico: avevo già scritto tutto trent'anni fa"


"Giustizia, tv, ordine pubblico è finita proprio come dicevo io"


dal nostro inviato CONCITA DE GREGORIO


AREZZO - Son soddisfazioni, arrivare indenni a quell'età e godersi il copyright. "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate qui a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.


Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. "Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me". Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Cicchitto, di Fini di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. Sempre con una frase, però, con una parola che li fissa senza errore ad un'origine precisa della storia.


Quel che rende Licio Gelli ancora spaventosamente potente è la memoria. Lo si capisce dopo la prima mezz'ora di conversazione, atterrisce dopo due. Il Venerabile maestro della Loggia Propaganda 2 è in grado di ricordare l'indirizzo completo di numero civico della prima casa romana di Giorgio Almirante, l'abito che indossava la sua prima moglie quel giorno che gli fece visita a Natale, i nomi dei tre figli di Attilio Piccioni e da lì ricostruire nel dettaglio il caso Montesi che vide coinvolto uno dei tre, ricorda il numero di conto corrente su cui fece quel certo bonifico un giorno di sessant'anni fa, la targa della camionetta di quando era ufficiale di collegamento col comando nazista, quante volte esattamente ha incontrato Silvio Berlusconi e in che anni in che mesi in che giorni, come si chiamava il segretario di Giovanni Leone a cui consegnò la cartella coi 58 punti del piano R, che macchina guidava, se a Roma c'era il sole quella mattina e chi incontrò prima di arrivare a destinazione, che cosa gli disse, cosa quello rispose.


Questo di ogni giorno dei suoi 84 anni di vita, attualmente archiviata in 33 faldoni al primo piano di villa Wanda, dietro a una porta invisibile a scomparsa. "Ogni sera, sempre, ho scritto un appunto del giorno. Per il momento per fortuna non mi servono, perché ricordo tutto. Però sono tranquillo, gli appunti sono lì".


Il potere della memoria, ecco. Il resto è coreografia: il parco della villa che sembra il giardino di Bomarzo, con le statue le fontane i mostri, la villa in fondo a un sentiero di ghiaia dietro a un convento, le stanze con le pareti foderate di seta, i soffitti bassi di legno scuro, elefanti di porcellana che reggono i telefoni rossi, divani di cuoio da due da tre da sette posti, di velluto blu, di raso rosa, a elle e a emiciclo, icone russe, madonne italiane, guerrieri d'argento, pupi, porcellane danesi, un vittoriano buio con le imposte chiuse al sole di settembre, scale, studi, studioli, sale d'attesa coi vassoi d'argento pieni di caramelle al limone. Ma lei vive qui da solo?. "Sì certo solo". E questi rumori, le ombre dietro le porte di vetro colorato? "La servitù".


Commendatore, gli sussurra una segretaria pallida porgendogli un biglietto: una visita. "Mi scusi, mi consente di assentarmi un attimo? E' un vecchio amico".


Gelli è in piena attività. Riceve in tre uffici: a Pistoia, a Montecatini, a Roma. Oltre che in villa, naturalmente, ma fino ad Arezzo si spingono gli intimi. Dedica ad ogni città un giorno della settimana. A Pistoia il venerdì, di solito. A Roma viene il mercoledì, e scende ancora all'Excelsior. Le liste d'attesa per incontrarlo sono di circa dodici giorni, ma dipende. Per alcuni il rito è abbreviato. Al telefono coi suoi segretari si è pregati di chiamarlo "lo zio": "La regola numero uno è non fare mai nomi - insiste l'ultimo di una serie di intermediari - Lei non dica niente, né chi la manda né perché. La richiameranno. Quando poi lo incontra vedrà: è una persona squisita. Solo: non gli parli di politica". Di poesia, vorrebbe si parlasse: perché Licio Gelli da quando ha ufficialmente smesso di lavorare alla trasformazione dell'Italia in un Paese "ordinato secondo i criteri del merito e della gerarchia", come lui dice, "per l'esclusivo bene del popolo" ha preso a scrivere libri di poesia, ovviamente premiati di norma con coppe e medaglie, gli "amici" nel '96 lo hanno anche candidato al Nobel.


"Vorrei scivolare dolcemente nell'oblio. Vedo che il mio nome compare anche nelle parole crociate, e ne soffro. Vorrei che di me come Venerabile maestro non si parlasse più. Siamo stati sottoposti a un massacro. Pensi a Carmelo Spagnolo, procuratore generale di Roma, pensi a Stammati che tentò di uccidersi. E' stata una gogna in confronto alla quale le conseguenze di Mani Pulite sono una sciocchezza. In fondo Mani pulite è stata solo una faccenda di corna. Lei crede che la corruzione sia scomparsa? Non vede che è ovunque, peggio di prima? Prima si prendeva facciamo il 3 per cento, ora il 10. Io non ho mai fatto niente di illegale né di illecito. Sono stato assolto da tutto. Le mie mani, eccole, sono nette di oro e di sangue".


Assolto da tutto non è vero, dev'essere per questo che lo ripete tre volte e s'indurisce. Indossa un abito principe di Galles, cravatta di seta, catena d'oro al taschino, occhiali con montatura leggerissima, all'anulare la fede e un grosso anello con stemma. Questo avrebbe detto dunque a Montecatini, a quel convegno a cui l'hanno invitata e poi non è andato? Dicono che Andreotti l'abbia chiamata per dissuaderla. "E' una sciocchezza. Andreotti non è uomo da fare un gesto simile. Si vede che lei non lo conosce".


Senz'altro lei lo conosce meglio. "Se Andreotti fosse un'azione avrebbe sul mercato mondiale centinaia di compratori. E' un uomo di grandissimo valore politico". Come molti della sua generazione. "Molti, non tutti. Cossiga certamente. Non Forlani, non aveva spina dorsale. Naturalmente Almirante, eravamo molto amici, siamo stati nella Repubblica sociale insieme. L'ho finanziato due volte: la seconda per Fini. Prometteva molto, Fini. Da un paio d'anni si è come appannato". Forse un po' schiacciato dalla personalità di Berlusconi. "Può darsi. Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni".


Vi sentite ancora? "Che domanda impertinente. Piuttosto. L'editore Dino, lo conosce?, ha appena ripubblicato il mio primo libro: Fuoco! E' stata la mia opera più sofferta, anche perché ha coinciso con la morte di mio fratello nella nostra guerra di Spagna. E' un edizione pregiata a tiratura limitata, porta in copertina il mio bassorilievo in argento. Ci sono due altri solo autori in questo catalogo: il Santo padre, e Silvio Berlusconi". Anche Berlusconi col bassorilievo d'argento? "Certo, guardi". Il titolo dell'opera è "Cultura e valori di una società globalizzata". Pensa che Berlusconi abbia saputo scegliere con accortezza i suoi collaboratori? "Credo che in questa ultima fase si senta assediato. E' circondato da persone che pensano al "dopo". Non si fida, e fa bene.


E' stato giusto bonificare il partito, affidarlo a un uomo come Cicchitto. Cicchitto lo conosco bene: è bravo, preparato". Il coordinatore sarebbe Bondi in realtà. "Sì, d'accordo. Credo che anche Bondi sia preparato. E' uno che viene dalla disciplina di partito". Comunista. "Non importa. Quello che conta è la disciplina e il rispetto della gerarchia". Ha visto il progetto di riordino del sistema televisivo? "Sì, buono". E la riforma della giustizia? "Ho sentito che quel Cordova ha detto: ma questo è il piano di Gelli. E dunque?


L'avevo messo per scritto trent'anni fa cosa fosse necessario fare. Leone mi chiese un parere, gli mandai uno schema in 58 punti per il tramite del suo segretario Valentino. Pensa che chi voglia assaltare il comando consegni il piano al generale nemico, o al ministro dell'Interno? Ma comunque non è di questo che vogliamo parlare, no? Vuole anche lei avere i materiali per scrivere una mia biografia? Arriva tardi: ho già completato il lavoro con uno scrittore di gran fama". Su una poltrona è appoggiato l'ultimo libro di Roberto Gervaso. La scrive con Gervaso? "Ma no, ci vuole una persona estranea ai fatti. Se vuole le mostro lo scaffale con le opere che mi riguardano, le ho catalogate: sono 344". Certo: il burattinaio è un soggetto affascinante. "Andò così: venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?".


Sembra che ce ne siano diversi di burattinai in giro ultimamente. "Il burattinaio è sempre uno, non ce ne possono essere diversi". E adesso chi è? "Adesso? Questa è una classe politica molto modesta, mediocre. Sono tutti ricattabili". Tutti? Mettiamo: Bossi. "Bossi si è creato la sua fortezza con la Padania, ha portato 80 parlamentari è stato bravo. Ma aveva molti debiti... Per risollevare il Paese servono soldi, non proclami. Ho sentito che Berlusconi ha invitato gli americani a investire in Italia: ha fatto bene, se qualcuno abbocca?


Ma la situazione è molto seria. L'economia va malissimo, l'Europa è stata una sventura. Non abolire le barriere, bisognava: moltiplicarle. Fare la spesa è diventato un problema, il popolo è scontento. Serve un progetto preciso". Per la Rinascita del Paese. "Certo". C'è il suo: certo forse i 900 affiliati alla P2 erano pochi. "Ma cosa dice, novecento persone sono anche troppe. Ne bastano molte meno". Allora quelle che ci sono ancora bastano, tolti i pentiti. "Nessuno si è pentito. Pentiti? A chi si riferisce? Costanzo, forse. L'unico. Con tutto quello che ho fatto per lui. Guardi: io non devo niente a nessuno ma tutti quelli che ho incontrato devono qualcosa a me. Ci sono dei ribelli a cui ho salvato la vita, ancora oggi quando mi incontrano mi abbracciano". Ribelli? "Sì, i ribelli che stavano sulle montagne, in tempo di guerra. Io ero ufficiale di collegamento fra il comando tedesco e quello italiano. Ne ho salvati tanti". Intende partigiani. "Li chiami come crede. Eravamo su fronti opposti, ma quando sei di fronte ad un amico non c'è divisa che conti.


L'amicizia, la fedeltà ad un amico viene prima di ogni cosa". L'amicizia, sì. La rete. Cossiga l'ha citata giorni fa, in un'intervista. Ha detto: chiedete a Gelli cosa pensava di Moro. "Da Moro andai a portare le credenziali quando ero console per un paese sudamericano. Mi disse: lei viene in nome di una dittatura, l'Italia è una democrazia. Mi spiegò che la democrazia è come un piatto di fagioli: per cucinarli bisogna avere molta pazienza, disse, e io gli risposi ?stia attento che i suoi fagioli non restino senz'acqua, ministro'". Anche in questo caso tragicamente profetico, per così dire. Lei cosa avrebbe fatto, potendo, per salvare Moro? "Non avrei fatto niente. Era stato fascista in gioventù, come Fanfani del resto, ma poi era diventato troppo diverso da noi. Lei ha visto il film sul delitto Moro?" Quello di Bellocchio? "No, l'altro. Quello tratto dal libro di Flamigni. Ma le pare che si possa immaginare un agente dei servizi segreti che con un impermeabile bianco va a controllare sulla scena del delitto se è tutto andato secondo i piani?". Gli agenti dei servizi sono più prudenti? "Lei conosce Cossiga? Proprio una bravissima persona. E poi un uomo così colto, uno capace di conversare in tedesco. Un uomo puro, un animo limpido. Dopo la morte di mia moglie mi mandò un biglietto: "Ti sono vicino nel tuo primo Natale senza di lei", capisce che pensiero? Vorrebbe farmi una cortesia? Se lo incontra, vuole porgergli i miei ricordi, e i miei saluti?".


la Repubblica (28 settembre 2003)


 

lunedì 19 marzo 2007

Arrivederci e grazie

 

MANI PULITE


Colombo lascia: vedo riabilitati i corrotti


Il pm della P2 e di Mani pulite: il Paese non crede nella legalità, mi dedicherò ai giovani.


Luigi Ferrarella


MILANO — Gherardo Colombo lascia la magistratura. Uno dei pm della scoperta della loggia P2 e di Mani pulite, ora giudice in Cassazione, dice addio alla toga a 60 anni. E spiega al Corriere: «In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su furbizia e privilegio. Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è arrivati a una riabilitazione complessiva dei corrotti». E per il futuro? «Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia». «Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole». E invece in Italia «quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E' una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice». Dentro il giudice Corrado Carnevale, fuori il giudice Gherardo Colombo. Depurato da coincidenze temporali e rispettivi profili professionali, in termini puramente numerici è uno scambio alla pari: uno (il giudice assolto dall'accusa di mafia, il collega del "Falcone è un cretino") è riammesso dal Csm in magistratura (dove da presidente di sezione di Cassazione resterà sino a 83 anni); l'altro (con Turone il giudice della scoperta della loggia P2 e del delitto Ambrosoli, con Di Pietro il pm di Mani pulite, con Boccassini il pm dei processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme ai giudici corrotti da Previti), dà le dimissioni da magistrato ad appena 60 anni, 15 prima della pensione. Con una lettera presentata, in sordina, al Csm e al Ministero della Giustizia a metà febbraio, nei giorni delle stanche rievocazioni del 15esimo anniversario dell'inizio di Mani pulite. Non è una resa, dice, non c'è sfiducia nel lavoro di 33 anni in toga, né tantomeno ci sono porte da sbattere o superbe prese di distanza da coloro che invece restano con la toga addosso, convinti che far bene il proprio lavoro quotidiano contribuisca a migliorare da dentro il sistema: «Ci mancherebbe altro, anche l'amministrazione della giustizia è indispensabile». Anche, dice però Colombo. Prima, un «prima che magari non è cronologico ma sicuramente concettuale», spiega di essersi reso conto che, per crederci ancora, ha bisogno di sentire esistere un prerequisito: «La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare».


La scelta di dedicarsi a questo obiettivo nasce da «un rammarico: il verificare come la giustizia sia l'unica sede nella quale si pensa che debbano essere accertate le responsabilità. Oggi, chiunque dica al mattino una cosa e la sera il contrario, è irresponsabile di entrambe le dichiarazioni. Ma lo strumento del processo penale è inadeguato a riaffermare la legalità quando l'illegalità sia particolarmente diffusa e non esistano interventi che in altri campi vadano nella stessa direzione. Diventa una spirale, crea sfiducia e disillusione». «E' incredibile vedere quanto le persone siano coinvolte da questi contatti, da fuori è davvero inimmaginabile», si infervora Colombo raccontando di incontri «programmati per due ore e dove invece devo fermarmi per tre»; di centinaia di persone che magari vengono in un teatro o in una biblioteca all'antivigilia di Natale e quindi non certo perché non sanno cosa fare»; di «ragazzi che succede spessissimo restino con la bocca aperta» a sentire eventi della vita del loro Paese fondamentali, ma che nessuno mai gli aveva raccontato. «Bisogna dar loro due cose: metodi e informazioni», ritiene Colombo, che, sostenuto anche dall'esperienza di tanti incontri in tema di corruzione, tecniche investigative, assistenza giudiziaria internazionale, ai quali è chiamato particolarmente all'estero, si propone ora di impegnarsi in questa direzione «sia attraverso contatti diretti, sia scrivendo che occupandomi di editoria: va comunicato il profondo perché delle regole e il come farle funzionare; occorre colmare la carenza di informazione non solo sui fatti, ma anche sulla concatenazione dei fatti e del pensiero; è necessario individuare le premesse e rendere evidenti le loro conseguenze, sottolineando la necessità di coerenza, in modo da dare risposte stimolanti alla tanta voglia di approfondire questi temi».


E si intuisce che, rapportata a sé, è proprio questa esigenza di "coerenza" a spingere ora Colombo a lasciare l'amministrazione della giustizia. Non ci crede più, non crede che si possa aumentare il tasso di legalità attraverso l'uso dello strumento giudiziario, quando nulla cambia all' esterno. Da fuori forse sì, gli sembra possibile: «A questo punto della vita mi sono convinto che può esistere giustizia funzionante soltanto se esiste un pensiero collettivo che in primo luogo individui il senso della giustizia nel rispetto degli altri; che poi ci rifletta; e che infine, se ne viene convinto, arrivi a condividerlo. Si tratta di confrontarsi con i fondamenti della nostra Costituzione, il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». Mentre l'amministrazione reale della giustizia, quella che oggi a suo avviso arranca «senza una cultura condivisa delle regole, diventa qualcosa di estremamente difficoltoso, addirittura per certi versi eventuale, fonte essa stessa di giustizia casuale e quindi paradossalmente di ingiustizia», nel marasma di «una grande disorganizzazione e con scarsi mezzi». Da questo punto di vista, per paradosso, «l'esperienza in Cassazione è stata per certi versi inaspettatamente confermativa: un impressionante numero di cause da trattare in poco tempo, scarsi mezzi, mancanza di stanze». Il tutto accompagnato da una sensazione di «ineluttabilità» alla quale «si rassegna» chi pure lamenta «le cose che non funzionano», ultima goccia del cocktail che ora a Colombo fa dire: «Dare così poca cura a un'attività cruciale per l'amministrazione della giustizia è stata, per me, la definitiva conferma che c'è anche altro da fare». Altro rispetto ai processi. E prima dei processi: la condivisione delle regole. E qui sembra affiorare l'eco di una sconfitta, l'unica forse avvertita come davvero bruciante dall'ex pm di Mani pulite: corrotti e corruttori rientrati nella vita pubblica, o direttamente (votati) o indirettamente (nominati), comunque legittimati dai cittadini. Colombo si sente "tradito" dal "popolo" nel cui nome ha amministrato giustizia? «Piuttosto, sono contrariato nel vedere come la legalità, per questo Paese, sia ancora qualcosa che ha poche chances». Tra le concause, dice, « ha pesato il mutato atteggiamento dei media, le falsità dette contro le nostre indagini e talora contro di noi. Ma credo ci sia stato anche un altro elemento importante. All'inizio le indagini hanno coinvolto i livelli più alti della politica e dell'imprenditoria, perché nei loro confronti erano allora emersi gli indizi: persone lontane anni luce dal cittadino comune.


Poi, però, man mano che le indagini progredivano, sono comparsi anche fatti attribuibili a persone comuni: al maresciallo della Finanza, al vigile dell'Annonaria, al primario dell'ospedale, all'ispettore dell'Inps, al medico e ai genitori dei figli alla visita di leva, alla cooperativa di pulizie. E qui, ecco che l'atteggiamento della cittadinanza è cambiato». E voi magistrati siete finiti fuori mercato perché offrite un prodotto (la legalità) per il quale non c'è domanda? «Anche qui la misura della legalità è il rispetto dei principi costituzionali. Di legalità non c'è n'è abbastanza. Sono molti, per fortuna, coloro ai quali interessa la legalità, che vuol dire piena attuazione dei principi costituzionali della tutela dei diritti fondamentali e dell'uguaglianza di fronte alla legge. Ma non sono ancora abbastanza. E soprattutto, hanno una scarsissima rappresentanza, non trovano voce sufficiente. In alcuno dei due schieramenti». Colombo lo ricava «dal fatto che, altrimenti, sulla legalità sarebbero state fatte delle battaglie. E dico sulla legalità, non sul fatto che il signor Tizio o il dottor Caio siano colpevoli o innocenti: ad esempio sulla modifica delle regole del processo, per renderlo più agile e rapido; sulla dotazione di strumenti che consentano ai giudici di svolgere meglio la propria funzione; sulla cura della preparazione professionale». E' questo il fronte che ora sembra prioritario a Colombo. Il quale, a sorpresa, non ha tanta voglia di voltarsi per toccare con mano l'esito delle sue inchieste: «Vogliamo essere spietati? Sono magistrato dal 1974, per 3 anni giudice, poi da inquirente mi è capitato di occuparmi della loggia P2, dei fondi neri dell'Iri, di Tangentopoli, della corruzione di qualche magistrato. Alla fine — a parte la dovuta definizione giudiziaria delle singole posizioni —, i risultati complessivi di questo lavoro quali sono stati? Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è sostanzialmente arrivati a una riabilitazione complessiva di tutti coloro che avevano commesso quei reati. Con un livello di corruzione percepita che non si è modificato. E, soprattutto, con una rinnovata diffusione del senso di impunità prima imperante».


Cambiare dall'interno, no? «Dovrebbe davvero cambiare tutto». E invece, «possibile che per selezionare i capi di uffici giudiziari di dimensioni pari a una grande azienda, continuiamo a fare le scelte, quando va bene, sulla base della capacità di condurre indagini o scrivere belle sentenze, qualità che nulla hanno comunque a che fare con la capacità di organizzare un ufficio? Anche a proposito delle questioni disciplinari, siamo sicuri che, nonostante tutti gli sforzi, pur fatti, non si potesse fare ancora di più per evitare che qualche magistrato fosse avvertito come arrogante o non sufficientemente dedicato alla sua funzione?». Per Colombo «l'Italia è un paese di corporazioni che per prima cosa si difendono autotutelandosi (ha presente l'espressione "cane non mangia cane"?)». E pur se «la magistratura mi sembra, tutto sommato, la migliore» di queste corporazioni, «anche al suo interno si avverte la tentazione di cedere alla stessa logica: la difesa della categoria, prima che dell'organizzazione, della disciplina, della laboriosità; con il rischio di isolamento per chi pensa il contrario». La decisione di guardare alle regole da una posizione diversa — confessa Colombo, ieri in Procura a salutare alcuni colleghi — «non è stata facile e continua ad essere molto sofferta. Non soltanto perché questo lavoro ha assorbito buona parte della mia vita, ha accompagnato la nascita dei miei figli, la morte dei miei genitori, è stato intriso di eventi di dolore squarciante (come gli assassinii, proprio qui a Milano, di Guido Galli e Emilio Alessandrini, e dei colleghi eliminati da terrorismo e mafia); ma anche perché tanti sono i colleghi, dai quali mi separo, che con cura, attenzione e direi ostinazione non hanno fatto altro che cercare di rendere giustizia. Ma a mio parere, perché non sia un compito immane, occorre anche altro: che l'atteggiamento verso le regole cambi anche fuori dai palazzi di giustizia».


Corriere della Sera (17 marzo 2007)


 

giovedì 25 gennaio 2007

Intervista a Leopoldo Pirelli


Conversazione di EUGENIO SCALFARI con LEOPOLDO PIRELLI


La Milano degli anni Cinquanta. Lo sviluppo industriale. La contestazione. Tangentopoli. A confronto ricordi e passioni di due protagonisti


IL RIMORSO DI UN GRANDE IMPRENDITORE


Le grandi aziende hanno sostenuto di essere vittime della corruzione. Ma non è stato così: concussi sono stati solo i piccoli imprenditori I grandi avrebbero potuto denunciare il sistema. Se ci fossimo uniti nessuno avrebbbe potuto fermarci Il mio rammarico è di non aver fatto questa proposta ai miei colleghi Cuccia è un fenomeno, non saprei definirlo diversamente: un miracolo della natura, della capacità di adattamento professionale. Anche se non condivido alcune sue mosse più recenti penso che sia un compendio di storia e sono convinto che dopo di lui molte cose saranno diverse


I DIALOGHI


"E TU che fai la sera? Anche tu navighi su Internet?" e sorride un po' per compatimento e un po' per invidia presumendo che io gli risponda che sì, la sera passo il tempo navigando in rete alla ricerca di meraviglie da scoprire. Ma io rispondo che no, non sono capace, mi rifiuto con la cocciutaggine degli anziani di imparare quelle poche mosse delle dita che mi introdurrebbero nell' universo virtuale e lui, Leopoldo Pirelli, sorride quasi con riconoscenza perché a lui capita esattamente la stessa cosa, avverte lo stesso rifiuto che lo blocca alla soglia di quella rete che ormai collega e avviluppa il mondo intero. Ci conosciamo più o meno da mezzo secolo con Leopoldo, le nostre strade come i nostri caratteri sono stati radicalmente diversi, eppure abbiamo sempre ascoltato l' uno il passo dell' altro, abbiamo avuto molti amici in comune e in comune anche quasi tutti gli avversari. Quando c' era in ballo qualche grossa e controversa questione, non soltanto economica ma anche sociale e perfino politica, io cercavo di conoscere quale fosse la sua posizione prima di prender partito: mi serviva di riscontro perché Leopoldo in qualche modo interpretava l' anima d' una borghesia imprenditoriale laboriosa, innovatrice, liberale, priva di pregiudizi e portatrice anche di una forte carica sociale che per i giornali che ho fatto e diretto è sempre stata un punto di riferimento morale, politico e anche editoriale. Quanto a lui, sovente è capitato che mi raccontasse qualcuna delle difficoltà che incontrava o delle idiosincrasie che avvertiva verso personaggi del suo mondo che, secondo lui, trasgredivano all' etica imprenditoriale. E più d' una volta abbiamo perorato insieme cause comuni che ci sembravano meritevoli per il bene del Paese anche se apparivano impopolari ai tanti demagoghi che di tempo in tempo infestano le nostre contrade. Tutti e due insomma appartenevamo (lui dice: "meno attivamente di te") a quel filone che si definì dei liberali di sinistra di cui Il Mondo fu l' incubatrice intellettuale, Ugo La Malfa il rappresentante politico e la borghesia imprenditrice avrebbe dovuto costituire il punto di raccolta e il motore di avviamento. Purtroppo questo terzo elemento mancò quasi del tutto. Leopoldo Pirelli fu spesso isolato nel suo mondo ed era troppo gentiluomo per farne un caso. La responsabilità aziendale che aveva, la biografia familiare di due generazioni prima della sua e un temperamento più attento a rispettare i limiti che a superarli lo indussero più al silenzio che all' eloquenza. Apparteneva a quella tradizione lombarda abituata a impegnarsi nel far bene il proprio mestiere, convinta che fosse quello il modo migliore per contribuire in silenzio ma con tenacia al bene comune. A questa regola non è mai venuto meno anche al prezzo di figurare in seconda linea rispetto a capitani d' industria dotati di maggior glamour e di più brillanti apparenze. ("Anche il Papa - osserva - oggigiorno beatifica un monaco perché era dedito al silenzio"). Faccio queste riflessioni usando i verbi al passato perché riguardano un' epoca che è ancora abbastanza vicina al presente ma che ne è invece molto lontana e radicalmente diversa a causa delle mutate condizioni in cui ora viviamo e che hanno configurato un mondo e una società che poco hanno a che fare con quella di cinquant' anni fa o anche soltanto di venti. Peggiore? Chiedo al mio amico che ha fin qui seguito quasi in silenzio le mie parole e la memoria in esse contenuta anche perché riguardavano la sua persona da me assunta come rappresentante di una fase, di un costume e di un ceto che speravamo numeroso e combattivo per realizzare quegli obiettivi PIRELLI. Come si fa a dire peggiore? La società si modifica impercettibilmente ogni giorno ma mentre quei cambiamenti invisibili avvengono non te ne accorgi nemmeno. Poi, a un certo momento, te ne rendi conto d' un tratto e senti che quel mondo non è più il tuo. Per questo t' ho fatto la domanda su Internet. Ecco: quando leggi sui giornali o senti parlare dagli amici più giovani delle scoperte, informazioni, giochi, poste elettroniche e tutto il resto che si può trovare e produrre "on line" come adesso tutti dicono; e tu non vuoi navigare in quello spazio, perché senti invece il desiderio di fermarti, di approfondire in te stesso il modo di rispondere a tutti quei dubbi che a 25 anni non avevi, che a 50 sentivi nel sottofondo, che a 74 consideri un patrimonio perché dal dubbio nasce la ricerca in senso lato, la vera origine del progresso dell' umanità. E guardando al mondo che ti circonda, vorresti, evitando la virtualità, tornare coi piedi sulla terra solida, ai rapporti veri tra le persone, ai gesti e ai comportamenti reali e non vivere fra simulazioni, sondaggi, scommesse sulle aspettative, insomma vorresti tornare alla ricerca di una traccia di umanità e di umanesimo. Beh, allora, mi sbaglierò, ma penso che forse è avvenuto un salto di qualità che io non ho assimilato, come d' altronde mi capita ai concerti di musica contemporanea alla Scala, non con il jazz". SCALFARI. Ripeto la domanda: una qualità migliore o peggiore? PIRELLI. Non so rispondere. L' età del ferro era migliore o peggiore dell' età bronzo? SCALFARI. Credo che gli eroi omerici appartenessero ancora all' età del bronzo. Dove vuoi arrivare con questo? PIRELLI. A niente. Chi potrebbe negare quale progresso hanno portato nel nostro vivere quotidiano, l' informatica e tutta la tecnologia dell' ultimo mezzo secolo. Resta il fatto che è cambiata la nostra vita, il nostro modo di osservare i fatti, il nostro modo di giudicarli. E naturalmente, per venire ad un aspetto che è stato gran parte della mia vita, è cambiato il modo di fare impresa. SCALFARI. E tu non ti ci ritrovi. PIRELLI. Diciamo che mi ci ritrovo poco. Con questo non faccio nessuna critica a chi fa l' imprenditore in modo diverso sempreché siano salvi, come di fatto avviene da noi in Pirelli, quei principi etici che io ho sempre cercato di rispettare. Sono cambiate molte cose. Oggi - come nel passato - l' amministratore riceve il mandato di gestire dai suoi azionisti: ma io ho sempre pensato che quel mandato comportasse responsabilità verso un mondo molto più ampio, e cioè verso tutte le parti associate. Intendo dire i dipendenti tutti, come esseri umani; intendo dire i collaboratori, in particolare cercando di penetrarne la personalità, di non ignorarne i problemi, anche quelli che avevano fuori dal lavoro; intendo dire i clienti, "nos vrais patrons", come Francois Michelin li chiama nel suo libro, perché dalle loro scelte dipende il successo della nostra impresa; oppure quei clienti a cui qualche volta devi chiedere di capire i tuoi problemi, come mi successe in un lontano colloquio col giovane Giovanni Agnelli, e lui accettò il mio ragionamento che tirare troppo sui prezzi può costringere il fornitore a tagliare le spese di ricerca con un conseguente peggioramento della qualità dei prodotti; intendo riferirmi ai partners delle tue produzioni, tanto più quando il lavoro indotto rappresenta una parte importante del mondo che orbita intorno all' azienda che dirigi. Intendo anche riferirmi al rapporto privilegiato con la città di origine, ma anche con tutte quelle molte località dove si è andati, in Italia e nel mondo, a costruire degli stabilimenti. Un rapporto con tutte le diverse parti associate, che cercava di essere aperto e umano, naturalmente nei limiti della compatibilità con l' efficienza aziendale. Capisci che cosa voglio dire?. SCALFARI. Capivo, certo che capivo. PIRELLI. Non è stato così anche per te? Non è stato questo il rapporto col giornale che hai fondato?. SCALFARI. Certo che capivo. Credo anzi che in un giornale quel rapporto di patriarcalità fosse anche più intenso che non in un' azienda industriale perché da noi la materia prima erano soltanto le persone, il loro talento, le loro qualità e difetti. E le loro idee, il loro stile, la loro scrittura. Ma da noi, voglio dire in un giornale, è ancora così: anche se le dimensioni sono cambiate, i giornalisti sono centinaia e centinaia i collaboratori, tuttavia la sostanza e la natura quasi artigianale del lavoro non è molto cambiata. Nell' industria invece che cosa è cambiato? PIRELLI. Molto. Le dimensioni dei gruppi, la tecnologia, il rapporto con il lavoro. La natura del capitale. I parametri che misurano l' efficienza. Adesso si chiamano Eva. Il nome è gentile, se vuoi è quasi seduttivo: Eva, invece è la sigla di un parametro necessario ma abbastanza spietato. SCALFARI. Che significa Eva? PIRELLI. Economic value- added. Valore economico aggiunto. Il compito primario dell' imprenditore di oggi è di produrre il maggior valore aggiunto possibile. La concorrenza sfrenata, ormai globale, porta a concentrare gli investimenti per aumentare il prodotto pro capite anziché per estendere la base produttiva, a inseguire l' aumento di produttività a preferenza di ogni altra alternativa. Aggiungi che in una grande azienda quotata in Borsa il capitale è diffuso tra i risparmiatori, i fondi, le banche. Chi sono gli azionisti? L' imprenditore non lo sa. Sa soltanto che sarà giudicato in base a Eva. In più deve decidere in fretta e ogni giorno. SCALFARI. Stai descrivendo un personaggio che sembra condannato ai lavori forzati. PIRELLI. Non dico questo, le sue pause di relax le ha come le avevamo noi. Dico che il suo mondo corre il rischio di essere fatto più di parametri che di facce e di anime. Non è colpa di nessuno, ma temo che sarà sempre più così. SCALFARI. Non è un bene che sia così? Leopoldo Pirelli si stringe nelle spalle e non risponde, lo sguardo si posa sui mobili del suo studio e io seguo quello sguardo, scrivania, poltrone, un divano. L' arredamento di quell' ufficio è singolare: poltrone e divano sono ricoperti da un vecchio cuoio rosso con ampie e irregolari striature bianche, è una decorazione voluta o sono le tracce del tempo che hanno raschiato il colore? PIRELLI. Era lo studio di casa di mio padre. Quando morì l' ho preso io e non me ne sono mai separato. Come ho cercato di non separarmi dal meraviglioso esempio che mi ha lasciato. SCALFARI. Ti ricordi la Milano di quando ci conoscemmo? Raffaele Mattioli, Adolfo Tino, Valiani, Giorgio Valerio alla Edison, Carlo Faina alla Montecatini, i Borletti. Cuccia era già al timone di Mediobanca. Montanelli era già il grande inviato del Corriere della Sera. Ricordi quei tempi? PIRELLI. Noi due eravamo molto giovani. Certo che ricordo. Per me allora erano mostri sacri e mi domandavo come facessero a dedicarmi del tempo, prendendo sul serio le cose che dicevo loro. SCALFARI. Ma invece nel Sessantotto eri già in sella. PIRELLI. Sì, la responsabilità dell' azienda era già da dieci anni sulle nostre spalle: dico nostre spalle perché la direzione era formata da quattro persone: Gigi Rossari, Franco Brambilla, Emanuele Dubini e il sottoscritto che, gradualmente, essi fecero emergere come numero uno. Ma tornando al Sessantotto, per me quelli furono mesi difficili. Ricordi le manifestazioni, i cartelli, gli slogans: Agnelli Pirelli ladri gemelli. SCALFARI. Come la prendesti? PIRELLI. Come un "basso" negli alti e bassi di una vita di lavoro. In Confindustria ero considerato un acceso riformista ma sulle piazze quelle distinzioni erano saltate. SCALFARI. Tu avevi già preparato un programma sugli orari di lavoro alla Pirelli che per quei tempi sembrò rivoluzionario. PIRELLI. Era molto avanzato, sì: quaranta ora invece delle quarantasei in vigore, stesso salario, cinque giorni di lavoro alla settimana con turni anche di sabato e di domenica. Ciò che si perdeva con l' orario ridotto si riguadagnava facendo lavorare maggiormente gli impianti. Naturalmente la condizione preliminare era un' economia in espansione, altrimenti sarebbe stato impossibile. SCALFARI. Come fu accolto dai sindacati? PIRELLI. Male: il progetto fu respinto. Non ho capito a tempo che per farlo decollare, bisognava fare in modo che uscisse da un loro cassetto. SCALFARI. Pensi che l' ipotesi attuale dell' orario di trentacinque ore sia insopportabile per le imprese? PIRELLI. Credo sia una questione di organizzazione del lavoro: connettere l' orario ridotto con una maggiore flessibilità ed esaminarne l' attuazione contrattualmente azienda per azienda. SCALFARI. Quale ricordo hai dei capi sindacali di allora? PIRELLI. Ho sempre considerato la Cgil e chi l' ha guidata, Di Vittorio, Lama, Trentin e ora Cofferati, come gente seria e affidabile. Le trattative erano dure, difficili ma quando si arrivava ad una soluzione non hanno mai mancato alla parola data. Aggiungo che il sindacato ha fatto molti passi avanti sul piano della modernità, con una visione più globale e meno classista dei problemi. SCALFARI. Poi ci fu, mi pare nel ' 69, un' altra riforma che ha preso il tuo nome: la riforma dello statuto della Confindustria. PIRELLI. Sì, la Commissione Pirelli. Fino a quel momento in Confindustria tutto veniva deciso da sei o sette persone, rappresentanti delle imprese che pagavano il grosso dei contributi associativi. Ad un certo punto Angelo Costa che presiedeva la Confederazione e che era un grande personaggio capì la necessità di mutamenti. Io gli avevo da tempo esposto le mie idee e lui mi affidò il compito di presiedere la commissione di riforma. La struttura organizzativa tuttora operante viene, almeno nelle sue linee fondamentali, dal lavoro di quella Commissione. Si voleva, e si è ottenuta, un' organizzazione più democratica, che accogliesse anche le posizioni della piccola e media industria e dei giovani. SCALFARI. Sei anche tu un passionario della flessibilità? PIRELLI. Passionario no, è una definizione che non mi si addice, ma certo è meglio un' occupazione sia pure parziale, quale ne sia la forma contrattuale, che la disoccupazione. Gli Stati Uniti hanno capovolto positivamente il mercato del lavoro adottando una flessibilità massima. In Europa questo non è avvenuto ma qualche cosa si sta muovendo. D' altronde la flessibilità considerata in senso lato è un fenomeno che non tocca solo il mondo del lavoro: le famiglie diventano un' istituzione sempre più evanescente, le radici e le culture si fanno sempre più fragili, la composizione stessa delle popolazioni va mutando a causa dei movimenti migratori. SCALFARI. Non mi hai detto nulla di Cuccia. Tu lo conosci molto bene. PIRELLI. Come mai parlando di flessibilità, ti viene in mente Cuccia? Cuccia è un fenomeno, non saprei definirlo diversamente: un miracolo della natura, della capacità di adattamento professionale. Anche se non condivido - ma questo è un pensiero personale - alcune sue mosse recenti. Certo è un fenomeno difficilmente ripetibile. SCALFARI. Dopo di lui il diluvio? PIRELLI. Diluvio è una parola grossa. Cuccia è un compendio di storia: dopo di lui molte cose saranno diverse. SCALFARI. E la Banca d' Italia? PIRELLI. è già profondamente cambiata con la nascita dell' euro e della Banca centrale europea. SCALFARI. Hai conosciuto da vicino i Governatori della Banca? PIRELLI. Carli, ma non molto. Ebbi simpatia e fiducia in Baffi. Ho avuto grande e affettuosa intimità con Ciampi che in occasioni difficili mi è stato prodigo di consigli e di sostegno. Ciampi è persona a cui tutto il Paese deve moltissimo. SCALFARI. Non ti è mai venuto il desiderio di scrivere un libro di memorie? Ne avresti di cose da raccontare. PIRELLI. Sì, m' è venuto. Ma l' ho scartato. A che cosa sarebbe servito? SCALFARI. A trasmettere un' esperienza, direi. PIRELLI. Hai ragione, trasmettere un' esperienza. Ma trasmettere ad altri la propria esperienza è impossibile: le esperienze d' una persona sono soltanto sue, i contesti in cui si sono svolte sono irripetibili. Forse puoi trasmettere un esempio, ai figli, a chi ha lavorato con te. Nella mia cerchia questo è avvenuto. E poi ciascuno deve vivere la propria vita. SCALFARI. Mi dici qual è stato il tuo maggior rammarico? PIRELLI. Credo d' aver lavorato con coscienza, con qualche buon risultato ma facendo anche errori; senza portarne rimorsi però, perché credo di aver agito sempre in buona fede. O meglio, un rimorso c' è. Riguarda il periodo di Tangentopoli. SCALFARI. Mi sorprendi. PIRELLI. E perché? Tu sai che alcuni imprenditori hanno sostenuto di essere stati in qualche modo costretti a pagare partiti, uomini politici, pubblici amministratori, altrimenti le aziende non avrebbero potuto lavorare. Hanno sostenuto cioè d' esser stati vittime di una concussione generalizzata. SCALFARI. Non è stato così? PIRELLI. No, non è stato così. Concussi sono stati i piccoli imprenditori costretti ad allungare il milione o i dieci milioni al vigile urbano o al finanziere o all' assessore per ottenere una licenza o un favore fiscale. Ma non le maggiori imprese del Paese. Se una decina di grandi aziende avessero insieme denunciato la corruzione che era diventata sistema, nessuno avrebbe potuto impedircelo e schiacciarci, tutti insieme eravamo forti a sufficienza per schiacciare quel malcostume. SCALFARI. Come mai non è avvenuto? L' hai proposto agli altri tuoi colleghi? PIRELLI. No, è per questo che sento rimorso. Poi è arrivata la magistratura. Nonostante errori e interventi a volte discutibili, io penso che il giudizio storico sul comportamento della magistratura sarà positivo.


la Repubblica - Mercoledì, 27 ottobre 1999 - pagina 1


 

venerdì 5 gennaio 2007

Il Cavalier Bonaventura


Famiglie e finanza. Nel 2006 Le finanziarie che controllano il 61% di Fininvest hanno segnato un utile di 135 milioni.


Cedola record per Berlusconi

Il Cavaliere incassa un assegno di 215 milioni di euro tra profitti e riserve.




I NUMERI DELLE CASSEFORTI

Quattro holding hanno in cassa disponibilità liquide per 270 milioni di euro.

Versati 450mila euro in opere di beneficenza

LO «SCRIGNO» DEI FIGLI

Nell’ultimo anno anche le società che fanno capo a Marina e Piersilvio hanno distribuito un dividendo complessivo di 32 milioni


Marigia Mangano


Il Sole 24 ore 4 gennaio 2007


 


Il 2006 sarà ricordato per due motivi da Silvio Berlusconi: sul fronte politico è stato l’anno che ha segnato il passaggio all’opposizione, sul fronte finanziario quello che ha regalato un record assoluto alle «entrate personali» del Cavaliere. Nel 2006 l’assegno staccato dalle quattro holding di proprietà diretta di Berlusconi (la holding italiana prima, seconda, terza e ottava che controllano il 61,13% della Fininvest) è stato pari a 215 milioni di euro, il doppio rispetto a un anno prima. Un prelievo «importante» se si pensa che nel 2005 l’intero “sistema holding”, formato dalle sette casseforti che custodiscono il 100% del gruppo di via Paleocapa, ha distribuito alla famiglia 141 milioni di euro a fronte di un utile di 172,9 milioni (nel 2004 il monte dividendi aveva raggiunto appena i 79 milioni di euro). La decisione di fare cassa (seguita anche da Piersilvio e Marina che nel 2005 avevano invece rinunciato al dividendo) non ha prosciugato le riserve liquide delle holding del Cavaliere che possono ancora contare su 270 milioni di euro depositati in banca.


Maxidividendo al Cavaliere

Ad Arcore la scelta è stata duplice: distribuire integralmente gli utili (record) macinati dalle sette finanziarie che controllano la Fininvest e attingere alle «riserve» disponibili. Quanto basta per far sì che il 2006 sia ricordato in casa Berlusconi come l’anno delle maxi cedole. Le quattro holding del Cavaliere hanno inanellato un altro record storico sul fronte dei dividendi e dei profitti. Nel 2006, tutte insieme hanno registrato un utile di 135 milioni contro i 106 milioni del 2005. Ma a esplodere sono state le cedole: 215 milioni a titolo personale contro i 107 milioni dello scorso anno. La holding italiana prima per esempio, a cui fa capo il 17,5% della Fininvest, ha segnato un utile di 41,4 milioni, ma ha distribuito al Cavaliere 64,9 milioni, attingendone una ventina di milioni dalla riserva straordinaria. Copione simile per le altre holding personali: la holding italiana seconda ha archiviato il 2006 con un utile di 33 milioni, ma ne ha distribuiti 54,9; la holding italiana ottava ha registrato profitti per 45 milioni, ma ha staccato una cedola di 84 milioni. Solo la holding terza, a fronte di utile di 16 milioni, ha versato nelle casse del Cavaliere solo 11,7 milioni.


Cedola a Marina e Piersilvio

La scelta di «fare cassa» è stata seguita anche dai figli Piersilvio e Marina che hanno incassato 16 milioni a testa a fronte di un utile complessivo della due holding di proprietà (holding italiana quarta e holding italiana quinta) pari a 32,3 milioni. Questo dopo che lo scorso anno gli stessi avevano rinunciato alla cedola, accantonando i 13 milioni di utili registrati dalle loro holding nel 2005. Non solo. Le due finanziarie hanno registrato ottimi risultati anche sul fronte delle gestioni patrimoniali affidate a Morgan Stanley e a Banca Arner.


Per la holding italiana quinta di Piersilvio, il saldo delle operazioni su titoli e cambi è stato positivo per 740 mila euro, mentre la finanziaria che fa capo a Marina ha segnato un saldo positivo per 300 mila euro. Mancano all’appello, in quanto i documenti non sono stati depositati, i numeri della holding italiana quattordicesima che fa capo ai tre figli più piccoli di Berlusconi, Eleonora, Luigi e Barbara,

Parte immobiliare Dueville


Tra le altre curiosità dei bilanci emerge, inoltre, che neocostituita Immobiliare Dueville sembra ora pronta a concretizzare qualche mossa nel mondo immobiliare. La società, infatti, nata alla fine del 2005 ha messo in cantiere un aumento di capitale di 1,5 milioni di euro a cui la holding italiana prima e la holding italiana ottava, che detengono il 30% ciascuna del capitale, hanno partecipato versando 450 mila euro a testa. Infine, il capitolo donazioni. Nei bilanci di riferimento delle quattro holding del Cavaliere si scopre infatti che anche lo scorso anno sono proseguiti gli «aiuti» nei confronti degli enti no profit. La holding italiana prima, per esempio, ha versato attraverso la Comunità Incontro di don Pierino Gelmini 350mila euro a sostegno delle popolazioni del Sudest Asiatico, mentre per la holding ottava l’assegno è stato di 100mila euro.