Marco
Travaglio
Solo
un delinquente incallito, i suoi avvocati e i suoi complici
potrebbero festeggiare una sentenza come quella emessa ieri dal
Tribunale di Milano. Una sentenza che, tradotta in italiano, dice
così: la prescrizione è scattata dieci giorni fa, grazie all’ultima
disperata mossa perditempo degli on. avv. Ghedini e Longo (la
ricusazione dei giudici), dunque non possiamo condannare B.; ma lo
sappiamo tutti, visto che l’ha già stabilito la Cassazione, che
nel 1999 l’avvocato Mills fu corrotto dalla Fininvest con 600 mila
dollari nell’interesse di B., in cambio delle due false
testimonianze con cui – come aveva lui stesso confidato al suo
commercialista – l’aveva “salvato da un mare di guai”. Cioè
gli aveva risparmiato la condanna per le tangenti Fininvest alla
Guardia di Finanza.
Condanna
che avrebbe fatto di B. un pregiudicato già nel 2001, con devastanti
effetti a catena: niente più attenuanti generiche negli altri
processi, dunque niente prescrizione dimezzata, ergo una raffica di
condanne che oggi farebbero di lui non un candidato al Quirinale, ma
un detenuto o un latitante. E se, al netto della falsa testimonianza
prezzolata di Mills sulle tangenti alla Gdf, B. sarebbe stato
condannato in quel processo, al netto della legge ex Cirielli sarebbe
stato condannato anche ieri per avere corrotto Mills. Così come
Mills sarebbe stato condannato due anni fa per essere stato corrotto
da B. (invece si salvò anche lui grazie alla prescrizione, scattata
due mesi prima).
Quando
infatti fu commesso il reato, nel 1999, la prescrizione per la
corruzione giudiziaria scattava dopo 15 anni: dunque il reato si
estingueva nel 2014. Ma nel 2005, appena scoprì che la Procura di
Milano l’aveva beccato, B. impose la legge ex Cirielli, che
tagliava la prescrizione da 15 a 10 anni.
Così
il reato si estingueva nel 2009. Per questo la Cassazione, nel
febbraio 2010, ha dovuto dichiarare prescritto il reato a carico del
corrotto Mills (pur condannandolo a risarcire lo Stato italiano). E
per questo ieri il Tribunale ha dovuto fare altrettanto col
corruttore B. Fra il calcolo della prescrizione proposto dal pm Fabio
de Pasquale e quello suggerito da Ghedini e Longo, il Tribunale ha
scelto quello degli avvocati: la miglior prova, l’ennesima, che il
Tribunale di Milano non è infestato di assatanate toghe rosse. Anzi,
visti i precedenti, se i giudici hanno un pregiudizio, è a favore di
B. Il quale, per la sesta volta, incassa una prescrizione a Milano:
le altre cinque accertarono che comprò Craxi con 23 miliardi di
lire, comprò un giudice per fregarsi la Mondadori e taroccò tre
volte i bilanci del gruppo per nascondere giganteschi fondi neri
usati per comprare tutto e tutti.
Ora
càpita di ascoltare Angelino Jolie, avvocato ripetente, che delira
di “folle corsa del pm” (dopo 8 anni di processo!);
l’incappucciato Cicchitto che vaneggia di “assoluzione”; e
l’imputato impunito che si rammarica (“preferivo l’assoluzione”),
ma s’è ben guardato dal rinunciare alla prescrizione per farsi
giudicare nel merito. Gasparri, poveretto, vorrebbe cacciare De
Pasquale perché ha cercato di non far scattare la prescrizione.
Ecco: per lui il compito dei magistrati è assicurare la prescrizione
a tutti. Se l’ignoranza si vendesse a chili, sarebbe miliardario.
(26
febbraio 2012)

Nessun commento:
Posta un commento